“Perché avete paura? Non avete ancora fede?”

Ci sono discorsi destinati a lasciare una traccia nella Storia. Quella con la S maiuscola. Ci sono parole che di un Papa restano impresse per sempre. Di Giovanni XXIII non si può non citare: “Tornando a casa, troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa”. Di Papa Wojtyla tutti ricordano: “Non abbiate paura: aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. O ancora, rivolto ai mafiosi: “Convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio!”. Per Benedetto XVI la frase più iconica, se si eccettua la formula latina dell’annuncio delle dimissioni, resta quel “Dov’era Dio?” pronunciato non in un luogo qualunque, per un Papa tedesco: Auschwitz. Oggi abbiamo ascoltato parole che non dimenticheremo. Oggi abbiamo assistito ad un discorso storico. Il discorso del papato di Francesco.

“Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Il passo letto dal Pontefice è quello del Vangelo di Marco. I discepoli in barca insieme a Gesù, sono preda di una tempesta inattesa, improvvisa: e vacillano dinanzi alla violenza che li mette in pericolo. Nel momento del loro terrore, quando la bufera sembra sul punto di rovesciarli, il Signore sta dormendo. Risvegliandosi, placata la tempesta, Gesù è quasi meravigliato del terrore dei suoi discepoli: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Chi può dire di essere solo accanto a Lui?

In una piazza San Pietro straordinariamente scenografica, malinconica e bella, in una solitudine struggente ed emozionante, le immagini che scorrono non sono quelle di un film catastrofista e distopico. Quell’uomo solo, di bianco vestito, è davvero il Papa. E’ lui ad invocare: “Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: ‘Svegliati Signore!’”. Chi ha fede, oggi, non abbia paura.

Errare humanum est

La casalinga che ha visto lo schiaffo del Papa al telegiornale. Il bambino che assimilava la figura di Francesco a quella di un nonno. Il parroco del paesino di provincia che del carisma del Santo Padre fa uno strumento di straordinario collante per la sua comunità. Perfino il cattolico non praticante, colui che pensa la fede come una questione personale, convinto che basti ascoltare in tv l’augurio domenicale di “buon pranzo” (con tanto di “z” sudamericana che diventa “esse”) e operare cristianamente per il resto della settimana, per sentirsi a posto con Dio. Ognuno di loro è rimasto a suo modo scosso dal gesto stizzito del Papa nei confronti della fedele che lo ha strattonato. Ma come? Il Papa? Davvero Francesco può provare sentimenti come rabbia, irritazione, malanimo? No che non può essere vero. Così tutti a pensare al prodotto di un deepfake, ad un video ritoccato da chissà quale diabolico grafico. O, in alternativa, a cercare negli occhi a mandorla della fedele esagitata, un motivo di cattiveria che andasse oltre la maleducazione. Qualcosa, qualunque cosa, che potesse giustificare in qualche modo quel gesto mai visto, quello di uomo in bianco che per “mestiere” deve rappresentare il Bene.

Il bello e il brutto di vivere nell’epoca dell’iperconnessione, dove tutto viene immortalato, ogni immagine scandagliata fino all’ultimo dei suoi pixel, è proprio questo. Abbiamo visto in diretta un gesto che fino a qualche anno fa sarebbe stato abilmente censurato. A conoscere quello scatto d’ira, un tempo, sarebbero state solo le poche persone nel raggio d’azione di Francesco. La fedele sgridata sarebbe tornata a casa con l’umore sotto i piedi. Al massimo qualche giornalista sarebbe venuto a conoscenza del fatto, ma ben si sarebbe guardato dal pubblicarlo, conscio del rischio di apparire blasfemo. Oggi che questa rete di protezione è stata tolta, i gesti del Papa – come quelli di tutti i leader – assumono una valenza ancora più importante.

Eppure si deve scacciare la tentazione di ridurre tutto il magistero di Francesco a pochi secondi d’irritazione. Gli attacchi strumentali, le prese in giro, le parodie onestamente poco riuscite, descrivono più di mille parole non lo sbaglio del Papa, ma chi le compie.

Attenzione, sarebbe allo stesso tempo un errore essere più realisti del re. Proprio il Papa ha regalato a milioni di persone in tutto il mondo l’immagine più rivoluzionaria del 2020. Quella del vicario di Cristo che con umiltà ammette il suo sbaglio e chiede scusa. Sì, il Papa è prima di tutto un uomo. Ed errare humanum est. Ma non tutti gli uomini sanno chiedere scusa.

Sordi pure all’appello del Papa

Non alza i toni, il Papa degli ultimi. Ma spinge sulle parole che più pesano. L’accorato appello, innanzitutto. A chi? Ai leader europei. Perché? Affinché dimostrino concretamente. Che cosa? Solidarietà nei confronti dei 49 disperati salvati nel mar Mediterraneo.

È un messaggio politico, forse. Anzi, menomale. Perché è di politica che si sente forte l’assenza, di decisioni che appaiono scontate, e invece finiscono in pasto al baratto quotidiano della campagna elettorale permanente, alla mercè degli umori di uno, di un Salvini che procede a vele gonfie, forte del vento cattivista scambiato per rigore, di Di Maio che vorrebbe ma non può. O forse può ma non vuole. Nemmeno lui lo sa.

Così si resta in balia delle onde. Letteralmente. Strumentalizzando l’ennesima somma di egoismi nazionali, giocando sulla pelle di 49 malcapitati. Quarantanove: roba che non sposterebbe gli equilibri neanche in un paesino di mille anime.

Questione di principio insomma. Anzi, di principi. Sbagliati.

Sordi pure all’appello del Papa.

Papa Francesco non è leghista

Non che ci fosse bisogno di una precisazione, non che ci fossero dubbi sul fatto che il politico che agita il rosario, giura sul Vangelo e scomoda Woytjla fosse agli antipodi rispetto al Papa venuto dalla fine del mondo. Eppure fanno bene al cuore e all’intelletto le parole del Bergoglio “politico”.

Diciamocelo subito: ci sarà chi proverà ad annacquarne i contenuti, chi avrà come prima premura quella di catalogarle come dichiarazioni di un pericoloso reazionario, di un comunista argentino deciso a ridisegnare la dottrina della Chiesa secondo un’ottica di sinistra. Come se Dio potesse essere di parte, poi.

Ma quando il Papa elenca tra i vizi della politica il “non rispetto delle regole comunitarie”, “la xenofobia”, “il razzismo”, “la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della ragion di Stato”, sinceramente: a chi pensate?

Quando Bergoglio condanna “il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio”, quando parla di “clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi”, onestamente: chi vi viene in mente?

Quando Francesco stigmatizza gli “atteggiamenti di chiusura” e i “nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno”: qual è il volto che vi immaginate, la persona alla quale pensate si sia riferito?

Ecco, ci siamo capiti. Ci siamo capiti ed è una consapevolezza che non sposta voti. Ma ci basta lo stesso, ci basta questo: Papa Francesco non è leghista.

Papa Francesco sui migranti è “avanti”

 

C’è una bella differenza tra l’essere di sinistra ed esercitare buon senso. In questa differenza sta Papa Francesco. Un uomo speciale che non può essere etichettato. Sarà per questo che gli attacchi di chi lo accusa di essere un pericoloso rivoluzionario, un riformista da arginare per il bene della Chiesa e del mondo, non lo hanno ancora fatto desistere.

Il Papa c’è, per fortuna.

Così nei giorni in cui la retorica aggressiva di Salvini dilaga, nell’epoca in cui l’accoglienza dei migranti sembra dover per forza precludere il benessere degli italiani, il Santo Padre riporta ragione e buon senso. Lo fa ricordando a tutti che quelli sui barconi non sono numeri ma “persone, con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni“.

Ma se questo Papa fa politica – come qualcuno dice – allora la fa con senno, con richieste giuste. Come quando invoca “la responsabilità della gestione globale e condivisa della migrazione internazionale“. Parole chiave: globale e condivisa.

O come quando rimarca la necessità di “passare dal considerare l’altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che con la sua esperienza di vita e i suoi valori può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società“.

Dice la verità. Apre la mente.

All’Europa manca un politico come Bergoglio.