Meglio senzatetto che senza vergogna

È un inno al cattivismo o alla stupidità il post su Facebook di Luca Polidori, il vicesindaco leghista di Trieste che ha buttato nel cassonetto le coperte di un senzatetto? Forse è un omaggio ad entrambe, intriso com’è di razzismo, classismo, disumanità spaventosa. Perché alla fine è soprattutto questo, il punto di una questione diventata nazionale, al di là dello smacco che i cittadini di Trieste hanno già lavato portando nuove coperte, con tanto di scuse, al clochard preso di mura dal bullo al governo di turno.

Che si faccia un vanto della cosiddetta “tolleranza zero”, che si precisi, con un post scriptum vergognoso, che dopo aver toccato i piumini e le giacche del clochard ci si sia prontamente lavate le mani. Come dire che gli oggetti finiti nel cassonetto appartengono ad un essere immondo, ad una specie sporca, contagiosa, nauseabonda. Poco importa che sia quella umana: la stessa di chi quel post infame lo ha partorito, scritto, sbandierato.

Il punto esclamativo è quel “con soddisfazione”. Addio pudore, perso ogni freno, come se da bambini non c’avessero insegnato a controllarli, i nostri istinti peggiori. Come se dall’alto del consenso fosse tutto lecito, tutto, perfino la cattiveria mascherata da governo.

Chiede una Trieste pulita, Polidori. Se è sincero, inizi a liberare la poltrona di vicesindaco. Perché sia chiaro: meglio senzatetto che senza vergogna.