Appunti di tattica politica: come Conte usa la comunicazione contro Renzi

Lo sviluppo delle ultime ore è il seguente: Conte è uscito allo scoperto.

Il premier ha iniziato a giocare, a muovere le sue pedine nel tentativo di rispondere al disegno di Renzi, per sottrarsi alla sua ragnatela. Non siamo dinanzi ad una partita de “La Regina degli Scacchi”: se dovessimo individuare il giocatore più simile a Beth Harmon non avremmo dubbi nell’indicare Renzi. E’ un player istintivo, legge le mosse dell’avversario in anticipo, ogni tanto commette errori d’impeto. Ma ha un innegabile talento tattico.

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Conte però ha dalla sua la scacchiera: parte da una situazione di vantaggio: ha più pezzi da muovere, molte più alternative del rivale, è circondato da elementi difensivi che lo mettono al riparo anche da eventuali ingenuità.

Quanto è accaduto il 30 dicembre durante la conferenza stampa di fine anno, quando il premier ha di fatto minacciato la conta in Parlamento: errore grave, non aveva i numeri. Non è un caso che non abbia riproposto fino ad oggi lo stesso schema. Eppure la crisi non è precipitata, perché Conte ha trovato nel Pd il suo paracadute. Per ora.

Conte ha iniziato a giocare, dicevamo. Negli ultimi giorni il premier ha varato una linea comunicativa aggressiva. Guardate l’agenzia Ansa lanciata venerdì sera, quando la riunione di maggioranza era terminata da pochissimi minuti.

Questo lancio d’agenzia, peraltro scritto coi piedi, ha segnato l’inizio di una tattica che mira a far passare Renzi come il cattivo che vuol far cadere il governo per interessi personali. Siamo in una fase in cui i colpi si giocano sopra e sotto la cintura. La conferma è arrivata ieri, sabato sera, una delle fasce orarie preferite dal premier. Non c’è possibilità di fare una conferenza stampa in diretta nazionale per illustrare un Dpcm? Bene, arriva il post su Facebook con tanto di presidente in posa pensosa nel suo studio a Palazzo Chigi, eccolo:

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta, telefono e primo piano

Cosa pensa, cosa dice Conte? I passaggi politicamente più significativi sono due. Il primo è quello in il premier gonfia il petto, lascia intendere di essere di un altro livello rispetto alle beghe di queste ore, si erge – o almeno prova a farlo – sulla politica per dominarla. Leggete cosa scrive:

In questi giorni sto ricevendo molti inviti, anche autorevoli, ad essere “paziente”. Ma io non sono affatto paziente. Al contrario. Sono impaziente.

E’ come se Conte stesse bacchettando Renzi, come se lo trattasse alla stregua di un bambino discolo che fa i capricci e che sfida la sua calma, destinata ad estinguersi. Ma leggete la chiosa:

Sin dall’inizio del mio mandato ho preso un impegno con tutti i cittadini: lavorerò sempre per il bene vostro, il bene comune, e non per il mio utile personale. Fino alla fine farò ogni sforzo possibile per assolvere questo delicato incarico con “disciplina e onore”, come richiede la nostra Costituzione.

Conte qui va giù pesante: sottintende una sostanziale differenza fra sé e Renzi, ma in generale fra sé e gli altri politici. Quando dice “lavorerò sempre per il bene vostro” e “non per il mio utile personale“, il premier pare voler ricordare la sua provenienza. E’ come se in questo momento volesse ricordarci che lui politico di mestiere – con tutti i difetti che per l’opinione pubblica questo comporta – non è e non sarà mai. Quello di premier per lui è appunto un “delicato incarico” da svolgere con “disciplina e onore come richiede la nostra Costituzione“. Conte è tornato “avvocato del popolo”.

C’è spazio anche per una vena di vittimismo: “Fino alla fine farò ogni sforzo possibile“. In questo caso Conte sta dicendoci: c’è il rischio che mi pugnalino, che io possa cadere perché c’è chi trama contro di me. Insomma, fa pesare tutto il gradimento costruito nel corso della pandemia per fare pressioni su Renzi, per indicarlo un domani come il congiurato che ha pugnalato il leader che pensava al “popolo”.

Questo è ciò che sta tentando Conte: è una manovra legittima dal suo punto di vista, sta tentando di conservare la sua carica a Palazzo Chigi. Ma Renzi, che stupido non è, stamattina a Repubblica ha chiesto al premier di smetterla di “scrivere post retorici” e iniziare a confrontarsi sui temi. Il leader di Italia Viva ha letto la mossa dell’avversario, com’era facile attendersi.

Nelle prossime ore è molto probabile che questi esercizi narrativi lascino spazio ad un affondo in piena regola. Resta da capire chi farà la prima mossa, ma soprattutto chi per ultimo dirà “scacco“.


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