Salvini non rinuncerà all’immunità parlamentare, se è furbo (e lo è)

Dopo la richiesta di autorizzazione a procedere presentata dal Tribunale dei Ministri in relazione al caso Diciotti, Salvini ha nel suo mazzo anche la carta che gli consentirebbe di rinunciare all’immunità parlamentare. Significa scegliere scientemente di farsi processare, andare allo scontro aperto con la magistratura, certi di essere scagionati da tutte le accuse. Questo perché l’impianto accusatorio – diciamocelo chiaramente – non regge.

Si parla innanzitutto di “arresto illegale” e per quanto vergognosa sia stata la gestione del caso Diciotti non risulta che nessuno dei migranti sia stato arrestato sulla nave. Poi c’è il “sequestro di persona aggravato”: qui la privazione della libertà personale è illegittima? La decisione di tenere in ostaggio quei migranti è stata certamente disumana e strumentale, ma di sicuro politica. Lo si dimentica spesso: ma la separazione dei poteri esiste.

Pur sapendo di vincere in tribunale, però, Salvini non rinuncerà all’immunità parlamentare. Il motivo è che non gli conviene dal punto di vista politico. I giudici che hanno chiesto l’autorizzazione a procedere contro di lui hanno di fatto messo all’angolo i 5 Stelle.

Salvare Salvini è – per Di Maio&Associati – la scelta più logica: questo perché ogni decisione sul caso Diciotti è stata condivisa. Eppure l’indole manettara e giustizialista vive e lotta insieme a loro. Come motivare alla base, proprio a ridosso delle Europee, la decisione di salvare quello che rimane un alleato di governo ma un avversario politico?

Capitolo centrodestra: il voto di Palazzo Madama può essere per Salvini il grimaldello per testare il livello di fedeltà di Forza Italia. Su un tema così caro a Berlusconi come quello della giustizia è praticamente impossibile che il Cavaliere si sfili, ma per Salvini costringere gli azzurri a venire sulle sue posizioni è una prova ulteriore di forza, una violenza che gli alleati saranno obbligati a subire per non vedersi additati come traditori.

Dunque Salvini ha tutto l’interesse strategico a non saltare neanche un passaggio dell’iter parlamentare. Chi rischia più di tutti è il MoVimento 5 Stelle. Lui, purtroppo, ha già vinto.

Dal Vangelo a San Salvini martire

salvini vangelo

 

L’onda lunga della Diciotti è uno tsunami di cui avremmo fatto volentieri a meno, un teatrino squallido, dove tutto rasenta il ridicolo. Così Salvini non si smentisce e come per ogni vicenda cerca di trarre un vantaggio personale pure da questa. Si conferma dunque un rapace, un giocatore scaltro, lucido ma soprattutto fortunato: un Inzaghi della politica, non un fenomeno, ma sempre al posto giusto quando si tratta di segnare a porta vuota.

Ma bisogna ringraziare chi passa i palloni da spingere in rete: in questo caso il pm di Agrigento Patronaggio, perché ci sono pochi dubbi sul fatto che l’inchiesta verrà archiviata. Siamo dinanzi ad un atto che non farà altro che alimentare la retorica del “re populista”, dell’eroe senza macchia e senza paura pronto a rinunciare alla propria libertà pur di garantire quella altrui. Uno schema vincente, soprattutto in un’Italia a caccia di uomini forti, alla ricerca disperata di un capo cui affidarsi, capace di tirarla fuori dalle sabbie mobili in cui è finita da tempo.

E allora ecco spiegate le nuove dichiarazioni di Salvini, l’impavido che non negherà l’autorizzazione a procedere, la “vittima” prescelta da chi si ostina a negare il cambiamento (quale?) voluto dal popolo, il perseguitato dalla giustizia, da quella magistratura politicizzata che in Italia non è nuova (e questo è in parte vero) ad aprire e chiudere inchieste a seconda del proprio credo.

Salvini lo dice apertamente:”Da Agrigento verranno tante cose positive e quindi ringrazio il pm perché sarà un boomerang“.

Ha ragione, purtroppo.  Ha già iniziato la messinscena, indossato i panni del martire, non vede l’ora di essere crocifisso.

Avremmo dovuto intuirlo. Dal rosario al Vangelo. Fino a San Salvini.