Salvini e il sorpasso: ma Berlusconi non è domato

Nella notte che certifica il boom dei 5 stelle e rende plastica l’ingovernabilità del Paese, si consuma il passaggio epocale.

Quando i primi exit poll parlano di un sorpasso della Lega ai danni di Forza Italia c’è ancora spazio per l’incredulità. Non era mai successo che il fondatore del centrodestra venisse superato da un concorrente interno alla sua stessa creatura. Così c’è bisogno di qualche ora per rendersi conto che è tutto vero: Salvini che supera Berlusconi, il mondo capovolto.

Spetta agli esponenti azzurri di lungo corso- quelli che le stagioni del berlusconismo le hanno attraversate tutte – fare buon viso a cattivo gioco quando le proiezioni dipingono un quadro allarmante, e il segnale da Arcore è muto.  Parla di vittoria del centrodestra, Brunetta, e si limita a quello. Ha l’arduo compito di rassicurare un popolo che non trova gusto nell’idea di un successo a trazione leghista, che sperimenta per la prima volta l’arretramento dell’uomo di Arcore.

Doveva essere l’elezione della rivincita, dell’argine ai populismi di diversa estrazione, del ritorno in Europa in grande stile: è stato probabilmente il crepuscolo di un’epopea irripetibile. Ci sono un prima e un dopo 4 marzo, un centrodestra di ieri e un forse-centrodestra di domani. Ma pare chiaro che a dare le carte non sarà più Berlusconi. Che pure col carattere tipico del campione abituato a giocare da leader tenta il dribbling fino a quando riesce a intravedere un po’ di spazio. Prima reclamando l’importanza dell’assegnazione dei seggi nell’attribuzione della leadership. Poi, quando pure quell’ipotesi pare sfumare, aspettando fino all’ultimo momento la fine degli scrutini.

Ma sta nella visita ad Arcore di Salvini l’ideale passaggio di consegne. Il leader della Lega varca per la prima volta i cancelli di villa San Martino non più da sottoposto, ma da leader di un’area intera. Ed ha il buon senso di non farlo pesare più di tanto, di mostrarsi come sempre rispettoso, per quanto mai riverente. Ci sono ad attenderlo anche Marina e Piersilvio Berlusconi, reduci dal canonico pranzo in famiglia del lunedì. Si congratulano con l’uomo che ha soppiantato il padre, senza sapere fino a quando questo idillio durerà.

Perché se è vero che Salvini ribadisce di giocare nel centrodestra, lo è altrettanto che Berlusconi difficilmente potrà venire a patti con l’idea di fare il maggiordomo in casa propria. Per quanto i numeri stavolta sembrino inchiodarlo ad un futuro da subalterno, il Cavaliere – nella dichiarazione consegnata alle agenzie -evita apertamente di investire Salvini di una leadership che ritiene ancora sua.

Attribuisce al suo essere incandidabile il sorpasso della Lega ai danni di Forza Italia, giudica quasi miracoloso il 14% ottenuto, a fronte dell’ondata di protesta manifestatasi nelle urne. E pensa ad un futuro prossimo che possa restituirgli una nuova chance. Una partita da giocare in prima persona, in Parlamento o ancora nelle urne, per dimostrare che non esiste centrodestra senza di lui. Salvini ha completato il sorpasso, ma Berlusconi pensa che la gara sia finita. Non ancora, almeno.

Berlusconi, l’ultimo atto del Mago Silvio

 

Come un attore prima della sua ultima esibizione, Silvio Berlusconi non ha lasciato nulla al caso. In camerino si è sottoposto al trucco, ha passato al vaglio tutti gli oggetti di scena, bevuto un goccio d’acqua per schiarirsi la gola. E neanche il copione ha dimenticato: lo stringe sempre in mano, non sia mai che la memoria l’abbandoni. Ma di palcoscenici ne ha calcati parecchi, Silvio. Ha viaggiato per il mondo, vissuto tante vite, e l’ansia da prestazione mai un problema.

Quando arriva negli studi Mediaset, quelli che lui stesso ha fondato sfidando il monopolio Rai, si guarda intorno come fosse ancora un imprenditore giovane  e rampante. “Aggiusta un po’ le luci“, “quell’inquadratura è meglio farla così” e “quanti stacchi pubblicitari abbiamo?“. Cerca la perfezione, è un maniaco del dettaglio, la telecamera è lo specchio delle sue brame: nel riflesso vuol vedere i suoi desideri.

Prima di iniziare, però, c’è ancora un po’ di tempo. Fa portare dei cuscini, non vuol sembrare troppo basso, seduto in poltrona. E poi saluta il pubblico, uno ad uno, si presta ai selfie con piacere: perché una foto è un voto, vale più di un comizio. Ma ormai ci siamo, manca poco alla diretta. Ed è in quel preciso istante che Silvio diventa Berlusconi. “Il sorriso. Sto guardando il suo sorriso (…) Il Cavaliere non sta guardando nessuno, pensa al suo pubblico, ai milioni di telespettatori che lo vedranno tra poco, e prova il sorriso. Sì, prova il sorriso…“(Bruno Vespa, Soli al comando).

Quando la lucina della telecamera che ha di fronte diventa rossa: è allora che inizia lo spettacolo. Ammicca al pubblico, l’intervistatore è la sua spalla, le cifre sull’Italia i suoi giochi di prestigio. Non importa ciò che dice, ma come lo dice. Se improvvisa ne intravedi il talento naturale. Risponde a Renzi:”Dice che sono come Babbo Natale? Ha ragione: perché porterò tanti doni agli italiani“. Fa un gol a porta vuota quando Padoan gli ricorda che non è la Fata Turchina:”Ma ho la bacchetta magica e sono il mago Silvio!“.

berlusconi mago silvio

Ed è al finale, che riserva il colpo di scena. L’annuncio di Tajani premier, visto che lui, pur sempre primattore, questa volta non ha le carte in regola per vestire i panni del protagonista.

Poi però cala il sipario. E nel tornare in camerino cresce in lui un senso d’amarezza. Cos’avrò lasciato al mio pubblico? Che ricordo avranno delle mie esibizioni? Ma il tempo è finito. Il conto degli anni salato. Lasciare la scena mai facile. È stato l’ultimo atto.


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Berlusconi guarda a Strasburgo: un nuovo orizzonte da scrutare

Per l’uomo di Arcore il tempo è un impiccio. Ora che l’età matura ha fatto spazio a quella anziana, ragionare con la testa di ieri è diventato un problema. Voleva sentirsi eterno, Berlusconi. Sperava di vivere almeno 120 anni. Poi ha scoperto di avere un cuore ballerino e allora con lui ha deciso di danzare, nonostante i consigli dei medici.

Acciaccato ma sopravvissuto, nel senso umano e politico, per ridimensionare il berlusconismo sulle mappe elettorali hanno dovuto squalificarlo in tribunale. Ed è alla sentenza che dovrà restituirgli “l’onore perduto“, che Berlusconi guarda con urgenza. Conosce i tempi lenti di Strasburgo, alla speranza di tornare in gioco per queste elezioni ha da tempo abdicato, ma non per questo ha rinunciato a coltivare l’idea di un ritorno in grande stile.

Per realizzarlo ha bisogno che tutto vada per il verso giusto. Deve vincere, ma non troppo. Sperare che Renzi cada, ma senza franare. Arrestare l’avanzata grillina e guadagnare tempo. Tempo, ancora lui. Ancora le lancette a scandire il ritmo dei suoi giorni. Il Cavaliere, abituato ad impartire ordini, fatica davvero a sottostare alle sue regole.

Ma per uno strano scherzo del destino, Berlusconi può ingannarlo. Lui che è entrato nell’inverno della vita guarda ad un’altra stagione, l’autunno, con fiducia. Sarà allora, quando i giudici gli daranno ragione – dice – che si metterà in gioco per l’ultima volta. Nessun governo di larghe intese, non vuol tirare a campare Berlusconi. Vuole nuove elezioni dopo quelle di marzo. Sogna la sfida finale con tutti i suoi avversari, il ritorno a Palazzo Chigi dall’ingresso principale.

Ha sempre amato la ribalta, il centro della scena. Questo neanche il tempo è riuscito a cambiarlo. Così l’uomo di Arcore guarda a Strasburgo, scruta l’orizzonte aspettando l’autunno, cerca di sfuggire all’inverno e auspica una nuova primavera. Nel ciclo delle stagioni berlusconiane, per la speranza è sempre estate

Matteo Salvini, in principio era la felpa…

In principio era la felpa. Milano, Veneto, Romagna. E poi Piasenza, Roma, fino ad arrivare alla Sicilia. Matteo Salvini quello era: un messaggio semplice da decifrare. A volte perfino troppo.

Poi è stata la volta della camicia bianca. Solo quella però, non sia mai che si pensi alla Lega (allora ancora Nord) come parte della casta bacchettona e benpensante che in tv parla tanto senza concludere mai.  No, lui no. Matteo, cresciuto dietro i microfoni di Radio Padania, alle istanze degli spettatori sa rispondere. Il mezzo sa usarlo. La dialettica non gli manca. L’intuito per comprendere dove tira il vento nemmeno.

Sì, ma allora perché se i militanti duri e puri gli ripetono da mesi “lascia Berlusconi” Salvini stringe con lui un patto elettorale? La risposta sta nella definizione che di lui per primo ha dato Silvio: “Matteo è un goleador“. Ha innato, dunque, l’essere sempre al posto giusto nel momento giusto. E il posto giusto è la coalizione di centrodestra. Il momento è adesso: adesso che Berlusconi è forza trainante della coalizione ma non spendibile per Palazzo Chigi.

Vuoi vedere che alla fine l’erede di Berlusconi sarà uno “straniero“? Di delfini annegati nelle acque del berlusconismo del resto la storia è piena. Da Fini a Fitto, da Alfano a Parisi, passando per Casini e Formigoni. Nessuno è riuscito a dosare ambizione e accortezza. Perché se vai a pranzo ad Arcore devi sapere che il capotavola è comunque Silvio. Se discuti con lui di politica devi accettare che alla fine a dare le carte sia sempre e comunque il Cav. L’uomo che in Italia, vuoi o non vuoi, ha inventato il centrodestra.

A meno che…A meno che non ti chiami Salvini e hai la forza politica per giocare una partita collaterale. Hai ottenuto il rispetto e l’attenzione del Cavaliere per avere resuscitato un partito dato per morto. E soprattutto sei indipendente. Hai la tua base a sostenerti, non una schiera di guardie reali pronte a mozzarti la testa al primo cenno del sovrano.

Così, con quel pragmatismo che contraddistingue buona parte delle sue proposte politiche e della sua dialettica, Salvini ha capito che Berlusconi – insospettabilmente -può essere ciò che Giovanni Lombardi era per Mario Cipollini: l’ultimo uomo prima della volata. Arrivare a Palazzo Chigi usando i voti di Berlusconi, l’obiettivo nemmeno tanto nascosto di Matteo.

Già, ma se in principio era la felpa e poi è stata la camicia, da un po’ di tempo c’è pure la giacca. Questo sì, un segnale da cogliere.  Ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, il leader della Lega (ormai senza Nord) è apparso, a chi scrive, un politico diverso da quello che quotidianamente dà materiale ai polemisti di professione.

Sì, resta sempre quel cinismo di fondo che lo rende desiderabile agli occhi di quella fetta di società stanca di tutto e tutti. E sì, ancora, sostegno ai no vax, abolizione della Fornero, stop invasione, sono slogan che – decontestualizzati – nascondono un approccio quanto meno superficiale ai problemi del Paese.

Eppure Salvini sta cambiando. Non solo la giacca e la camicia. Ma pure la barba curata. I toni più pacati. Le promesse a portata di mano perché – dice – “non voglio dire cose che non sono certo di mantenere“. E l’elenco non è quello di un pericoloso nazionalista in grado di mettere a repentaglio la stabilità dell’Italia e dell’Unione. Si parla di flat tax, proposta concordata con Berlusconi. E ad uscire dall’euro non si pensa nemmeno più. La novità delle ultime ore, poi –  al di là dell’effettiva bontà dell’operazione – incontra il favore della massa: riapriamo le case chiuse. Così in fondo togliamo le ragazze dalla strada e garantiamo sicurezza. Chi può contraddirlo?

Che alla fine è questa la sua forza: la semplicità e l’incisività del messaggio. Case chiuse: conviene allo Stato e alle ragazze. Flat Tax: paghiamo meno, paghiamo tutti. Immigrati: prima gli italiani. Pensioni: aboliamo la Fornero (che basta il nome a far spavento). Allora basta correggere un po’ il tiro, desalvinizzarsi giusto quel po’ che basta a rassicurare gli italiani, a convincerli che può essere proprio lui il prossimo Presidente del Consiglio.

Col piglio da sceriffo che ha ostentato in questi anni, ma con la supervisione di Berlusconi a tranquillizzare i moderati. Sì, in principio era la felpa…ora ci sono la giacca e la camicia. Tra un po’, forse, vedremo spuntare pure una pinna. Quella di uno squalo – non di un delfino – che nel mare del berlusconismo ha dettato legge. E per uno che ha scritto un libro intitolandolo “Secondo Matteo” non è peccato dire che tutto questo ha del miracoloso…