Conte messo in aspettativa dall’Università: due lezioni in 5 mesi

L’Università di Firenze, dopo l’elezione di Giuseppe Conte a presidente del M5s, ha chiesto al “suo” professore ordinario di diritto privato “comunicazione formale dalla data di decorrenza del mandato per poter procedere a collocarlo in aspettativa senza assegni, secondo quanto previsto dall’art. 13 del Dpr 382 del 1980“.

Si tratta di una mossa che era lecito attendersi da parte dell’ateneo fiorentino. Ma c’è un passaggio, nella nota dell’università toscana, che balza subito all’occhio. Fate attenzione. “Appresa dai mezzi di comunicazione la notizia della elezione del professor Giuseppe Conte a presidente del Movimento 5 Stelle, l’Università di Firenze ha chiesto al docente…“.

Siamo dinanzi ad un incipit particolare. Chi ha partorito il comunicato avrebbe potuto limitarsi a scrivere : “Preso atto dell’elezione del prof. Giuseppe Conte….“. Invece si sceglie di sottolineare che la notizia è stata appresa soltanto dai mezzi di comunicazione, quasi che l’avvocato non abbia ritenuto opportuno informare il rettore né della volontà di proseguire nella sua attività politica, né dell’impossibilità di continuare con l’insegnamento. Si tratterebbe, fosse vero, non solo di una condotta in perfetto “stile Conte” (prima i media, poi il resto) ma soprattutto di una grave mancanza di rispetto.

Mancanza di rispetto che, a detta di chi scrive, è invece già acclarata nei confronti degli studenti che hanno visto il loro professore un paio di volte nell’arco di cinque mesi.

La prima, il 26 febbraio, a pochi giorni dall’insediamento del governo Draghi, è apparsa come il chiaro tentativo di usare a fini politici il proprio ruolo di docente. Con quella “lectio magistralis” sulla gestione della pandemia seguita da centinaia di migliaia di persone, Conte non soltanto difendeva il suo operato al governo, ma ritagliava per sé stesso anche il profilo del servitore dello Stato che, tradito e pugnalato dai soliti mestieranti della politica, fa rientro nel suo habitat di studioso di rango pronto ad abbracciare, se non fosse per il distanziamento, i suoi ragazzi ad uno ad uno. Altro che libro “Cuore“.

C’era, insomma, in quell’operazione, la volontà di alimentare la narrazione del “Conte persona perbene, come non ne abbiamo mai avute prima” e del “Conte diverso da tutti gli altri” che, esaurito il suo compito nelle istituzioni, torna alla vita di tutti i giorni “perché un lavoro ce l’ha, lui, mica come i politici di professione“.

Il tempo è stato come sempre galantuomo. E ha detto che fin da febbraio – legittimamente, attenzione – Conte ha lavorato ogni giorno per tornare nell’agone politico. Piuttosto che preparare le lezioni per i suoi studenti, il professore trascorreva le giornate a lavorare sul nuovo Statuto M5S o a trattare per la restituzione dei dati degli iscritti con Casaleggio. Prova ne è che, ad eccezione di quella “lectio magistralis” in streaming, Conte abbia svolto dal suo ritorno in università ad oggi un’altra sola lezione per gli studenti del suo corso. Il 19 aprile, per il corso di diritto privato. Fine dei giochi.

Onestamente troppo poco per legittimare uno stipendio. Anche se quel professore arcinoto fa pubblicità all’ateneo. Anche se le sue lezioni sono – sarebbero – le più seguite. E nessuno dica che Conte era senza cattedra “fisica”: con la volontà, una soluzione si trova. Non a caso la si è trovata – come messo nero su bianco da un verbale del Consiglio del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza dello scorso 11 maggio – assegnando all’ex presidente del Consiglio la cattedra di Diritto civile per l’anno accademico 2021-2022.

La verità è un’altra: è che arriva un punto in cui la realtà si impone. Un punto in cui le copertine non bastano a giustificare il vuoto assoluto. Vale certamente in politica, ma forse anche all’Università.

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