Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Iniziata il 06 novembre 2021
Un articolo che volesse ricostruire lo “scoop” de Il Fatto Quotidiano sull’estratto conto di Matteo Renzi dovrebbe iniziare senz’altro dall’elenco delle varie voci d’incasso pubblicate dal giornale diretto da Marco Travaglio. Ma questo non è un articolo nato per dare eco alla “notizia” pubblicata dal quotidiano in edicola. Al contrario: è un articolo volto a denunciare il livello di degrado, la bassezza, il pozzo senza fondo in cui è finito il giornalismo italiano o una sua cospicua parte.
Ho già espresso in un’altra circostanza ciò che penso del rapporto tra Renzi ed Arabia Saudita. Lo ribadisco:
Renzi, sebbene sia un senatore della Repubblica, resta un privato cittadino che può scegliere liberamente come investire il proprio nome e a quali soggetti legarsi. Se mi si chiede se penso sia sbagliato, anche da privato cittadino, legare il proprio nome a quello dell’Arabia Saudita, rispondo: assolutamente sì. Ma i due piani non vanno mai confusi: piaccia o meno l’Arabia Saudita è quello che viene definito “partner strategico” dell’area per l’Italia. E tale resterà fino a quando gli Usa non vorranno diversamente.
Renzi fa bene a definire MBS un “grande amico?”. E fa bene ad intrattenere relazioni con un fondo legato a doppio filo con la monarchia saudita? Posso rispondere soltanto a titolo personale e politico, poiché personale è la sua scelta e politiche le sue ricadute: per me no. Io al suo posto avrei cercato altri contesti per fare il conferenziere.
Detto questo, messe in chiaro le cose, trovo che sia inquietante e sconcertante che oggi un cittadino italiano – un senatore, un leader politico, quello che volete, ma pur sempre SOPRATTUTTO un CITTADINO italiano – trovi questa mattina il proprio estratto conto privato pubblicato su un giornale letto da migliaia di persone (c’è da dire che fortunatamente Il Fatto non lo leggono in troppi) dopo essere uscito illegalmente da una Procura.
Le violazioni per questo tipo di atto sono molteplici. Esiste la legge sulla privacy. Esiste la Dichiarazione universale per i diritti umani che all’articolo 12 prescrive che “nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni”. Ed esistono le sanzioni per chi fa uscire materiale coperto da segreto istruttorio.
Ma voglio svelarvi un segreto: nessuno pagherà abbastanza per questo ennesimo atto di inciviltà.
Matteo Renzi può certamente godere di un ottimo pool di avvocati, ma non c’è procedimento legale, vittoria in tribunale, corposo risarcimento che possa restituire all’uomo e al politico che finisce nel mirino della magistratura prima e della stampa politicizzata poi, la propria serenità personale e familiare.
Per non parlare del danno d’immagine: basta un’intercettazione estrapolata dal contesto per distruggere la reputazione di un leader politico. Non bastano una sentenza definitiva, un proscioglimento, un’archiviazione a lavare l’onta di un’indagine. Da questo vortice giustizialista si esce solo con un’assunzione di consapevolezza dell’opinione pubblica e della politica stessa. Sì, dovrebbero essere tutti i partiti e tutti gli altri leader, ivi compresi quelli rivali di Italia Viva, a denunciare l’ultima barbarie ai danni di Matteo Renzi.
Ma vi svelo un altro segreto: tranne rarissime eccezioni, tutto questo non avverrà. Si continuerà ad andare avanti di questo passo: sacrificando il garantismo – questo sconosciuto – sull’altare delle proprie battaglie politiche. Quelle che certi giornali, coi loro direttori, da anni hanno dimostrato di non essere in grado di vincere né nelle urne né in Parlamento, e che per questo trasferiscono sulla carta stampata, certi che per loro – loro sì, vera casta – vige l’impunità anche dinanzi agli illeciti.
Questa diretta è terminata.
A breve il primo aggiornamento.