Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Iniziata il 16 novembre 2021
Conte del rancore. Questo il titolo (poco nobiliare) che questo blog sente di attribuire da oggi a Giuseppe Conte. Difficilmente, infatti, è capitato di osservare un sentimento così dominante sugli altri, tale da portare chi lo sperimenta (in questo caso subisce) a renderlo propria fonte di ispirazione politica. Mi spiego meglio.
Basta leggere l’intervista pubblicata oggi da La Stampa al presidente M5s per rendersi conto di come qualsiasi argomento di discussione politica venga ricondotto alla crisi di governo che ha salvato l’Italia. Addirittura le riforme costituzionali che, lo sottoscrivo, servirebbero al Paese, devono essere realizzate – a sentire Conte – in ragione del grande boccone amaro che proprio non riesce a mandar giù: la caduta del suo esecutivo per mano di Matteo Renzi.
Leggete cosa dice l’avvocato: “Non possiamo competere a livello internazionale avendo premier che, magari per colpa di piccoli partitini, si avvicendano dopo un breve periodo e sono chiamati a confrontarsi con capi di Stato e di governo che rimangono in carica per decenni“. Il sospetto coglie persino l’intervistatore de La Stampa, giornale glorioso finito ultimamente tra mani poco degne della sua storia, che per questo domanda: “Tutto questo per vendicarsi di Renzi?“. La risposta è accompagnata da sorriso, che questo blogger immagina mellifluo: “Tra i leader dei partiti ci sono ex premier come Silvio Berlusconi e Letta che ci sono passati prima di me e che, in un modo o nell’altro, hanno subito questa instabilità del governo. Il momento è perfetto: quali migliori interlocutori per affrontare la riforma della Costituzione?“.
Il capitolo sembra archiviato, concluso, ma Conte torna sul luogo del delitto (sarà contento Travaglio che ha scritto un libro su un presunto Conticidio), asserendo che tra le riforme costituzionali bisogna includere anche la sfiducia costruttiva, secondo cui un governo potrebbe cadere solo se ce ne fosse un altro già pronto per la fiducia. Peccato che ad animare Conte ci sia non un ragionamento con vista sul futuro, quanto un ricordo rancoroso del (suo) passato: “In generale la sfiducia costruttiva è uno strumento che permette di evitare ricatti e comportamenti irresponsabili da parte di forze politiche che, se mai, hanno consenso limitatissimo. Le crisi al buio fanno male non ai governi, ma al Paese“.
Avete capito bene? Sottolineo qualche parola chiave: ricatti, comportamenti irresponsabili, forze politiche con consenso limitatissimo, crisi al buio. Il registro comunicativo di Conte è lo stesso da mesi. Anche quando non lo cita, anche quando parla di futuro, l’ex premier guarda al passato e bombarda Renzi per avergli tolto il suo giocattolo più amato: Palazzo Chigi. Siamo ampiamente dentro la definizione di ossessione.
A Roma direbbero: “Je rode”. Conte del rancore, a confronto, suona persino elegante.
Questa diretta è terminata.
A breve il primo aggiornamento.