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Iniziata il 02 dicembre 2021
C’era una volta la “diplomazia del ping pong“, espressione passata alla storia per raccontare come da un campionato del mondo di tennis-tavolo Richard Nixon, sotto l’attenta regia di Henry Kissinger, riuscì a giocare la Cina contro l’Unione Sovietica, evitando così che numero 2 e numero 3 potessero allearsi contro l’America in piena Guerra Fredda. Oggi lo scontro geopolitico vive un’altra fase. Il grande nemico statunitense è la Cina, lo sport è ancora protagonista, ma questa volta non crea un ponte tra Washington e Pechino, semmai alimenta la distanza tra le due sponde.
A cosa sto facendo riferimento? Al caso Peng Shuai, la tennista cinese, ex numero uno al mondo nel doppio, svanita nel nulla dopo aver denunciato su un social cinese, ad inizio novembre, di essere stata molestata sessualmente dall’ex vicepremier di Pechino, Zhang Ghaoli.
Nelle ultime settimane, dopo la mobilitazone dei colleghi della giocatrice, la vicenda si è trasformata da problema interno a caso internazionale. Quanto la Cina avrebbe voluto evitare ad ogni costo.
Ma la notizia che alza una volta di più il livello dello scontro, rendendolo di fatto geopolitico, è quella che piomba nelle redazioni di tutto il mondo nella giornata di ieri. Eccola: la Women’s Tennis Association (WTA), l’organizzazione mondiale del tennis femminile, annuncia la “sospensione immediata di tutti i tornei in Cina“.
Un lettore poco avvezzo alle questioni geopolitiche potrebbe credere di assistere ad una vicenda che al massimo intreccia lo sport e i diritti umani. Sbaglierebbe. Cosa sta succedendo? Vediamolo insieme.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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