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Iniziata il 03 dicembre 2021
Correva l’anno 2014. Matteo Renzi era segretario del Partito Democratico. Dal podio, durante una direzione di partito, pronunciò questa frase: “Scusate, nella ressa è sparito un cappotto. Dario si è già costruito un alibi di ferro“. Il Dario a cui si riferiva non era – fortunatamente – l’autore di questo articolo, ma Dario Franceschini.
Scherzi a parte, difficile provare a descrivere il ministro della Cultura e fare meglio. Oddio, qualcuno c’ha provato, se è vero che già all’epoca circolava un motto che cucito addosso a Franceschini rendeva splendidamente l’idea: “Ora et manovra“.
Sì, perché se è vero che quando sparisce un cappotto in una stanza nessuno ha mai abbastanza elementi in mano per puntare il dito contro di lui, contro Dario, lo è pure che l’uomo ama agire nell’ombra, dietro le quinte, avendo sempre in testa un nuovo obiettivo, un altro orizzonte.
Sarà che emerge l’indole dello scrittore (capace), la voglia di scrivere una trama ogni volta diversa. Oppure sarà semplicemente che ogni mossa aveva un senso, un finale che Franceschini ha da tempo chiaro in testa, e che prima o poi vedremo tutti, per una volta, limpidamente. Sarà, e forse è proprio per questo che in tanti in queste ore si interrogano e compongono il suo numero di telefono. Per sapere, per capire “cosa dice Dario” e “chi porta al Quirinale“. Perché un’altra delle caratteristiche dell’uomo è quella di trovarsi, pressoché sempre, sul carro del vincitore. Dettaglio non banale, se in gioco c’è il Colle.
E allora eccola, la domanda delle domande: per chi tifa Franceschini nella gara delle gare?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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