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Iniziata il 30 dicembre 2021
Il 2021 è ai titoli di coda, è tempo di bilanci. Anche per la politica italiana. Io provo a fare il mio. Le pagelle dei migliori, buona lettura.
L’arbitro esce di scena. I giocatori si posizionino pure all’ingresso degli spogliatoi creando due ali di folla. Al suo passaggio, applaudano convintamente il presidente che ha fatto la sua parte. E anche di più. Mattarella ha saputo incarnare per 7 anni lo spirito dell’Italia migliore, ha retto l’urto di cinque governi, dell’errore populista, dell’orrore pandemico. Se manca il 10 è perché l’autore di queste pagelle è un ingauribile ottimista. Non ha smesso di credere che possa esserci lo spazio per un ultimo regalo di Sergio Mattarella agli italiani, nel 2022. Il bis a tempo. A quel punto arriverebbe la lode…
Signori, giù il cappello per l’uomo che ha salvato l’Italia. Mario Draghi ha trovato un Paese in condizioni disperate, messo insieme un governo con ciò che ha trovato, tenuto unita una maggioranza che definire incompatibile è un eufemismo, risposto presente alla chiamata di Sergio Mattarella. Questo binomio, Mattarella-Draghi, andrebbe messo in una teca, custodito, preservato: è una specie purtroppo in estinzione.
Mario Draghi ha rimosso Domenico Arcuri, affidato le chiavi della campagna vaccinale al generale Figliuolo, messo in sicurezza milioni di connazionali, sfidato i no pass e a breve – è la mia scommessa – introdurrà l’obbligo vaccinale (almeno) per tutti i lavoratori. Il premier ha adottato uno stile pragmatico, messo da parte l’approccio ideologico sui temi chiave che era stato chiamato ad affrontare, è salito su un treno in corsa destinato verso lo strapiombo e l’ha rimesso sui binari giusti. Draghi ha reso l’Italia nuovamente rispettata sulla scena internazionale, le ha portato in dono parte della sua autorevolezza, l’ha ricollocata nel suo tradizionale solco atlantico, ha fatto dimenticare Conte (e visti i danni compiuti da quest’ultimo non era scontato).
Sì, forse pure Draghi ha commesso un passo falso: la conferenza stampa di fine anno in cui ha messo a nudo troppo presto le sue intenzioni per il futuro. “Draghi wants to be president”, recitava l’Economist qualche settimana fa. Probabilmente aveva ragione. Ma gli italiani? Vogliono Draghi a Palazzo Chigi. Anche oltre il 2023. Se solo trovasse il coraggio di ripensare se stesso: se riuscisse a rinunciare all’idea di farsi “nonno delle istituzioni” allontanando la prospettiva del “pensionamento”, anche per lui sarebbe pronto il 10 in pagella.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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