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Iniziata il 19 gennaio 2022
Il vertice del centrosinistra a casa di Giuseppe Conte è terminato da poche ore. Come sono andate – veramente – le cose? E soprattutto qual è – al momento – l’unico nome veramente in campo per il centrosinistra al Quirinale?
Anzitutto: al netto del comunicato copincollato sui profili social dei leader di Pd, M5s e Leu, la sola cosa che mette d’accordo Letta, Conte e Speranza è il no a Berlusconi. Su tutto il resto, al di là della compattezza ostentata dal terzetto, le posizioni divergono.
Il primo sponsor della candidatura di Mario Draghi continua ad essere Enrico Letta. Esponente di quell’establishment che a livello internazionale (si legga alla voce Stati Uniti d’America) spinge non poco per avere Supermario nel ruolo di tutore della politica italiana da qui ai prossimi 7 anni, il segretario del Partito Democratico si è detto convinto che soltanto la candidatura di Draghi disponga del potenziale per togliere il pallino dalle mani del centrodestra. Sostenere l’ipotesi Draghi al Colle, ha spiegato Letta, non solo eliminerebbe dal tavolo l’opzione Berlusconi, ma impedirebbe pure che in seconda istanza venga eletto un candidato “d’area centrodestra” stile Marcello Pera o Elisabetta Alberti Casellati.
Si tratta, di fatto, dello schema “numero 2” di cui ipotizzato da Matteo Renzi.
Dinanzi a questo ragionamento, però, Giuseppe Conte ha espresso la propria contrarietà.
Il presidente M5s ha detto di non essere personalmente contrario a questa ipotesi. Anzi, condivide l’impostazione di Letta. Ma ha un grande problema: i gruppi parlamentari M5s gli hanno detto chiaramente che Draghi non sono disponibili a votarlo. “Va trovata un’altra soluzione, per noi deve restare a Palazzo Chigi“, ha detto l’avvocato.
A conferma di ciò è arrivata, pochi minuti dopo la fine del vertice, una velina da fonti qualificate M5s. Anzi, una “contro-velina” rispetto alla narrazione offerta dai tre leader.
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