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Iniziata il 02 febbraio 2022
Luigi Di Maio ha fatto sfoggio dei muscoli. Sapientemente allenati nei palazzi della politica, nell’habitat che ormai sente suo più di ogni altro, il ministro degli Esteri ha risposto con disarmante disinvoltura al fuoco di fila contiano, giocando a carte scoperte. Prima l’incontro con Elisabetta Belloni, candidata sacrificata sull’atare quirinalizio in nome della guerra interna al Movimento 5 Stelle. Poi quelli con Virginia Raggi e Chiara Appendino, arieti di sfondamento con cui Di Maio è certo di poter stringere d’assedio Giuseppe Conte.
Saranno pure termini violenti, tipici di un glossario di guerra, ma è proprio questo il clima che si respira in un Movimento squassato dalla partita del Quirinale, e in cui a poco servono e serviranno i tentativi di mediazione di cui si è fatto interprete il potente capogruppo alla Camera, Davide Crippa.
Né qualcuno sinceramente crede che i messaggi più o meno criptici pubblicati da Beppe Grillo sul suo blog, ultimo quello in cui invita gli astanti a mettere da parte le voci di “vanità personale” che “si (e ci) dissolvono nel nulla“, possano realmente ricomporre una frattura fra le parti. Tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio è scoppiata la battaglia. E non sarà un messaggio recapitato dall’Elevato a distogliere le due fazioni dal combattersi, proprio ora che hanno trovato il coraggio per dichiararsi nemiche.
Nelle intenzioni di Luigi Di Maio il conflitto con l’avvocato non dovrà essere trascinato per le lunghe. L’obiettivo è quello di riprendersi il Movimento nel giro di pochi mesi, attraverso una “guerra-lampo“. Magari già in primavera, quando Conte – è la scommessa dei dimaiani di più stretta osservanza – andrà a schiantarsi contro la propria inconsistenza alle prossime elezioni amministrative. Eppure è chiaro a tutti che non sarà una passeggiata. In primis perché l’avvocato continua a godere di ottima popolarità nel mondo pentastellato.
Il presidente M5s è consapevole che il consenso personale rappresenti l’arma più importante nella guerra di difesa della propria leadership. E non è un caso che nelle scorse ore abbia fatto recapitare a Luigi Di Maio di essere pronto ad utilizzarla, come deterrente. È accaduto quando ha detto che “Di Maio dovrà rendere conto di diverse condotte, molto gravi. Ai nostri iscritti e alla nostra comunità“. L’avvocato ha così avvisato il suo ex ministro che non esclude di metterlo alla gogna, di renderlo “imputato” in un processo online senza esclusione di colpi che è certo di portare a casa.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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