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Iniziata il 07 febbraio 2022
Nella lunga intervista concessa da Giuseppe Conte ad Annalisa Cuzzocrea de La Stampa, c’è un passaggio politicamente importante. È quello in cui il presidente M5s dice la sua sulla legge elettorale. Eccolo:
Alle prossime politiche sarete insieme al Pd in un sistema maggioritario, o con il proporzionale ognuno farà la sua corsa?
Ancor più con la riduzione del numero dei parlamentari, occorre intervenire per offrire un’adeguata rappresentanza politica delle varie forze in campo e garantirne una reale rappresentatività.
Quindi proporzionale?
Credo che una legge proporzionale sia lo strumento più efficace per interpretare la fase politica che stiamo vivendo: consentirà alle forze politiche di dialogare tra loro e differenziarsi presentando un’offerta politica più chiara e lineare ai propri elettori.
Cosa abbiamo appena letto? Di fatto la dichiarazione con cui Giuseppe Conte si smarca dal Partito Democratico e dice “saluti e baci” ad Enrico Letta. Provo a spiegarvi perché.
Prima le basi. Cos’è la legge elettorale? È il testo che regola come il numero di voti presi dai singoli partiti alle elezioni dev’essere tradotto in numero di seggi in Parlamento. Il sistema elettorale si dice proporzionale quando i seggi vengono assegnati in maniera appunto “proporzionale” ai voti raggranellati dalle liste in campo. Semplificando molto: se un collegio mette in palio 10 seggi e un partito ottiene il 50% dei voti, esso conquisterà 5 seggi.
Diverso il discorso del maggioritario, dove a farla da padrone sono i cosiddetti “collegi uninominali“. Cosa sono? Lo dice già il nome: a conquistare il seggio è soltato un candidato, ovvero quello che ottiene la maggioranza dei voti, poiché in un collegio viene assegnato un solo seggio.
La legge elettorale attualmente in vigore in Italia non è né proporzionale né maggioritaria, bensì un misto tra i due sistemi. Si chiama Rosatellum, dal nome di Ettore Rosato, attuale presidente di Italia Viva, che nel 2017 se ne fece promotore. La legge prevede che circa un terzo dei seggi tra Camera e Senato vengano eletti in collegi uninominali, e dunque con un sistema maggioritario; e che i restanti due terzi siano attribuiti con un sistema proporzionale, ovvero ripartendo i seggi in Parlamento tra i partiti rispettando in maniera fedele le percentuali ottenute.
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