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Iniziata il 09 febbraio 2022
La Procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per Matteo Renzi e per altri 10 indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open. Questa è la notizia del giorno, probabilmente non solo di questo. La storia è nota: il procuratore Giuseppe Creazzo, il procuratore aggiunto Luca Turco e il pubblico ministero Antonino Nastasi, sostengono che una parte dei soldi gestiti dalla fondazione Open sia stata impiegata per “sostenere l’attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana“, all’epoca dei fatti contestati ancora facente parte del Partito Democratico.
Secondo la Procura, quei soldi sono incompatibili con le attività di una fondazione politica, al punto da ipotizzare il reato di finanziamento illecito ai partiti. E qui casca l’asino.
A detta dei magistrati, quei denari vennero impiegati per organizzare eventi, partnership e altre iniziative con cui Renzi, secondo la tesi della procura, consolidò la sua leadership all’interno del Partito Democratico. Potrebbe sembrare un ragionamento perfino logico, ma non lo è: chi decide cosa è o non è un partito in Italia?
La Cassazione, che di credibilità ne ha un tantino – giusto un po’ – in più della Procura di Firenze, ha già respinto con una sentenza del settembre 2020 la tesi secondo cui la Fondazione Open sarebbe stata – come sostenuto dai magistrati – un’articolazione del partito renziano. Gli ermellini hanno infatti spiegato che per descrivere una fondazione come diretta espressione di un partito “non è sufficiente una mera coincidenza di finalità politiche, ma occorre anche una concreta simbiosi operativa, tale per cui la struttura esterna possa dirsi sostanzialmente inserita nell’azione del partito o di suoi esponenti, in modo che finanziamenti ad essa destinati abbiano per ciò stesso una univoca destinazione al servizio del partito“.
Ora, intendiamoci: chi scrive non sa dire cosa sia sfuggito di questo passaggio della Cassazione ai magistrati fiorentini; né sa quanto ci sia di vero nelle accuse rivolte agli altri indagati, tra cui figurano anche i deputati Maria Elena Boschi e Luca Lotti, oltre ad altri esponenti del cosiddetto “giglio magico” renziano. Sarà eventualmente un giudice ad esprimersi su tutti i reati contestati. Funziona così per chi è garantista sempre. Non a giorni alterni, a seconda dell’indagato.
Un blog indipendente come il mio, però, non può fare a meno di prendere una posizione su una vicenda così importante per la politica italiana. E non, come qualcuno potrebbe maliziosamente – ed erroneamente – ipotizzare, perché vi sia una vicinanza fra questo autore, Italia Viva e il suo leader. Lo ribadisco perché sia chiaro: questo autore non ha né padrini né padroni. Penso però che chi è libero, oggi più che mai, non debba tacere.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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