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Iniziata il 11 febbraio 2022
La situazione al confine tra Ucraina e Russia sta precipitando. L’Europa sta rotolando senza accorgersene verso una guerra.
I segnali che arrivano da est non sono incoraggianti. Mario Draghi oggi in conferenza stampa ha fatto un cenno alle “tensioni geopolitiche” che rischiano di minare la crescita: si è trattato di un eufemismo. La notizia del giorno è arrivata pochi minuti fa: le agenzie di intelligence occidentali hanno ottenuto informazioni allarmanti su quelle che potrebbero essere le mosse di Vladimir Putin. L’accelerazione nella notte: cambia la comunicazione della Casa Bianca Nella notte italiana tra giovedì e venerdì, si è avuta la prima avvisaglia di un pericolo incombente: Joe Biden parlava all’America invitando i suoi connazionali a lasciare l’Ucraina, a mettersi in salvo perché le cose “possono impazzire velocemente“. Il presidente USA aggiungeva al suo discorso un’altra frase, che ha il retrogusto amaro di un memento: “Quando americani e russi cominciano a spararsi hai una guerra mondiale“. Biden sta dicendo due cose: primo, quando inizia una guerra si sa come comincia, mai come finisce; secondo, gli Stati Uniti non vogliono un conflitto mondiale. E se Putin davvero invaderà l’Ucraina, come pare, difficilmente la Casa Bianca invierà i suoi soldati con i “boots on the ground“, gli stivali sul terreno. Ecco perché è bene che gli americani lascino il Paese finché possono, che non si aspettino di essere messi in salvo quando il conflitto tra Russia e Ucraina sarà iniziato.
La parola chiave del precedente periodo è “quando“, non “se“. Perché da alcune ore a questa parte le intelligence occidentali si stanno scambiando informazioni preoccupanti, che danno per scontata l’invasione da parte della Russia.
Quelle raccolte dai servizi sono indicazioni circostanziate, caratterizzate da tempistiche così stringenti da imprimere un cambio di registro anche nella comunicazione dei governi nei confronti delle opinioni pubbliche (si veda l’intervista a Biden di cui sopra con la richiesta di lasciare l’Ucraina al più presto).
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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