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Iniziata il 17 febbraio 2022
Quando si concede ai giornalisti presenti a Bruxelles per rilasciare alcune brevi dichiarazioni, a margine della riunione informale dei Membri del Consiglio Europeo, Mario Draghi è apparentemente rilassato. Il presidente del Consiglio non nasconde la soddisfazione per come il fronte occidentale sta muovendosi in queste ore nell’affrontare la crisi russo-ucraina. Al contrario, ci tiene a sottolineare come proprio l’unità sin qui mostrata nel sostenere le ragioni di Kiev, abbia rappresentato l’elemento di maggiore sorpresa nelle analisi svolte al Cremlino.
Attenzione però: mai dimenticare le qualità da fine politico di Draghi.
Nel ribadire la compattezza della propria squadra, il premier italiano lancia di fatto un appello affinché questo patrimonio di credibilità non venga dissipato nelle prossime ore. Non si nasconde, infatti, che gli annunci di una presunta de-escalation da parte di Mosca non hanno per il momento trovato conferma là dove più conta: sul campo. Perciò chiede ai partner europei – Germania e Francia su tutti, pur senza citarli – di mantenere la barra dritta, qualora la Russia dovesse realmente decidere per un’irreversibile accelerazione.
Draghi sa bene, infatti, che gli interessi e le aspettative di Berlino e Parigi rispetto alla Russia sono ben più profondi e vincolanti di quelli di Mosca.
Scholz, ad esempio, ha perso il sonno da quando Biden gli ha chiarito che in caso di invasione russa in Ucraina il progetto del gasdotto Nord Stream 2, vitale per gli interessi energetici tedeschi, non vedrà la luce. Macron è invece abituato a giocare da battitore libero, colloquia con Mosca senza dare conto a Washington (per la massima irritazione della Casa Bianca) e vedrebbe di buon occhio un riavvicinamento fra la Russia e l’Europa nell’ottica di un riassetto dell’architettura di sicurezza europea.
Ecco perché Draghi teme che l’unità sin qui mostrata dal fronte occidentale possa sfarinarsi nel momento in cui il fragore dei cannoni dovesse sostituirsi alle dichiarazioni di facciata.
Dopo giorni passati a lavorare dietro le quinte, Mario Draghi ha così deciso di entrare in azione in prima persona e in maniera più energica. Tra lui e Vladimir Putin c’è un rapporto franco. Il leader del Cremlino non ha dubbi sulla collocazione strategica dell’Italia: il nostro Paese, a maggior ragione con Draghi alla guida del governo, è saldamente all’interno dell’Alleanza Atlantica e si è già detto pronto a fare la propria parte inviando i suoi militari a proteggere il fianco orientale della Nato in Europa. Eppure, come ha ribadito anche oggi il ministro degli esteri russo Lavrov, la Russia è consapevole che Roma sia impegnata per avere rapporti distesi con Mosca, evitando sanzioni capaci di generare un circolo vizioso in grado di danneggiare gli interscambi tra i due Paesi.
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