Pubblicato il Carico la pagina...
Pubblicato il Carico la pagina...

Iniziata il 20 febbraio 2022
Mario Draghi è un signore che parla poco, ma quando lo fa – soprattutto a proposito di temi internazionali – lancia messaggi che meritano di essere attentamente soppesati. La dichiarazione più importante pronunciata dal premier italiano negli ultimi giorni è arrivata a margine della riunione informale dei Membri del Consiglio Europeo a Bruxelles. E’ la seguente, occhio ai grassetti:
“In questo momento la strategia deve essere fatta di due elementi: il primo consiste nel riaffermare la nostra unità. Questo è forse il fattore che ha più colpito la Russia. Inizialmente ci si poteva aspettare che essendo così diversi avremmo preso posizioni diverse. Invece nel corso di tutti questi mesi non abbiamo fatto altro che diventare sempre più uniti. E uniti significa tantissimi paesi, non solo l’Occidente, perche all’interno della Nato ci sono paesi che non appartengono a quello che noi chiamiamo Occidente. Quindi il dispiegamento di questa unità è già di per sè qulcosa di importante“.
Perché queste parole sono decisive? Semplice: perché tradiscono il grande non-detto tra i leader occidentali. La consapevolezza di una possibile spaccatura nel proprio fronte dinanzi alla mossa sparigliatrice di una guerra.
Sì, Putin ha tantissimo da perdere da un’invasione, ma l’azzardo del Cremlino può portare ad una frattura irreversibile in Europa.
Esempio massimo di questo assunto è la Germania. Il cancelliere Olaf Scholz non è in grado di pronunciare tre semplici paroline in pubblico: Nord Stream 2. Il nuovo gasdotto è cruciale per riscaldare i rigidi inverni tedeschi, è il progetto – completato, ma non ancora approvato – per raddoppiare la capacità di importazione di gas della Germania dalla Russia. Per comprendere la posizione di Berlino bisogna leggere un passaggio di un editoriale del Sunday Times, il giornale dell’establishment inglese, di pochi giorni fa:
“Quando il signor Putin sfrutta la sua posizione per fini geopolitici, espone Scholz all’accusa di mettere gli interessi del suo paese davanti a quelli dell’Europa. Il cancelliere della Germania ha rifiutato di inviare armi all’Ucraina; le consegne britanniche hanno persino fatto deviazioni nello spazio aereo tedesco“.
Con la dipendenza energetica della Germania dalla Russia si spiega solo una piccola parte del sospetto con cui l’America guarda ai tedeschi in questa crisi. A Washington l’attenzione per le mire tedesche rasenta l’ossessione (d’altronde due Guerre mondiali combattute non sono e non saranno mai un dettaglio) ed è vero che da sempre alla Casa Bianca temono che Berlino e Mosca possano saldarsi per estrometterla dal Vecchio Continente, ma la posizione di Scholz è a dir poco delicata, e l’assenza di Angela Merkel non si è mai sentita con tanta urgenza in Europa.
In questo mix di interessi nazionali, di storie tese e leadership deboli, di uomini che per questioni meramente anagrafiche non hanno mai conosciuto la brutalità della guerra, vuole insinuarsi Vladimir Putin, il grande tattico di questa storia. Il problema di Mosca non è prendere l’Ucraina (questione di pochi giorni), ma restarci con una popolazione ostile.
Poi però interviene il rovescio della medaglia: cosa succede se la Russia invade l’Ucraina? Che l’Unione Europea, l’Occidente, possono spaccarsi irrimediabilmente sulle sanzioni, aprendo ad una trattativa che ridisegni l’ordine mondiale. Si tratta di uno snodo cruciale, e si ritorna alle parole di Draghi che aprono l’articolo: l’unità dell’Occidente è il suo patrimonio più importante, ma anche quello più a rischio.
Il sottotesto è il seguente: in gioco c’è la tenuta dell’America, il suo ruolo di superpotenza guida che ha proprio nell’Europa il perno del suo impero. Di nuovo: cosa succede se qualcuno si smarca?
Perché attenzione, il punto non è difendere l’Ucraina. Kiev sa già che dovrà fare da sola. La vera questione è capire cosa accade in Europa: chi è disposto a seguire Washington quando dall’altra parte Putin ha la mano sul rubinetto del gas che riscalda le proprie case?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
IscrivitiQuesta diretta è terminata.
A breve il primo aggiornamento.