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Iniziata il 21 febbraio 2022
La guerra in Ucraina è ad un passo. Il blog aveva invitato i suoi lettori a porre massima attenzione al segnale allarmante proveniente da Mosca: la convocazione, da parte di Vladimir Putin, di una seduta straordinaria del Consiglio di sicurezza.
Cosa sta succedendo? Negli ultimi minuti tutte le pedine stanno andando a dama…
La notizia è la seguente: i leader separatisti filo-russi delle Repubbliche di Donetsk e Luhansk hanno chiesto al presidente Putin di riconoscere la loro indipendenza e di firmare un accordo di cooperazione. Cosa significa? Che in caso di aggressione da parte dell’Ucraina, Mosca si sentirebbe autorizzata ad intervenire in soccorso dei separatisti. In una parola: guerra.
Aprendo la discussione al Consiglio di sicurezza (mostrata in tv), Putin ha chiarito come proprio la questione del riconoscimento dell’indipendenza sia l’oggetto della riunione. Dobbiamo, ha detto il leader del Cremlino, “determinare i nostri ulteriori passi in questa direzione, tenendo presente gli appelli delle due repubbliche separatiste del Donbass“.
A questo contesto bisogna aggiungere un dettaglio: Russia Unita, il partito di Putin, si è già detta pronta a sostenere l’eventuale appello del presidente a riconoscere le due repubbliche separatiste. Cosa vuol dire? Tutto e niente. Il partito dà carta bianca al suo leader: che in un caso avrà l’appoggio del Parlamento qualora decidesse per l’azione militare, nell’altro sarà dipinto come un leader magnanimo.
Siamo pienamente all’interno di un grande classico della drammaturgia russa: il punto è che l’intera vicenda rischia di sfociare in una tragedia.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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