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Iniziata il 22 febbraio 2022
Per giorni ha lavorato al suo j’accuse. E quando l’aggravarsi della crisi in Ucraina gli ha fornito una buona ragione per rinviare l’ospitata in programma sulle reti Mediaset, ieri sera, Matteo Renzi non si è strappato i capelli, per usare un eufemismo. Era giusto così: che nell’Aula della quale ha rivendicato con veemenza la dignità, Renzi pronunciasse parole di verità. La sua, certo. Anzi no, non più, non solo. Una verità più grande. Che da troppi anni a questa parte non riguarda più il singolo leader di partito, ma un’intera classe politica, vittima di una sindrome auto-immune che le impedisce di rivendicare la propria dignità, di rifiutare per sé stessa la sporca etichettatura che giustizialismo e populismo le hanno violentemente affibbiato.
Intendiamoci, il Parlamento odierno non pullula di statisti. E i partiti di oggi non sono nemmeno l’ombra sbiadita di ciò che furono nella Prima Repubblica. Ma se la politica fosse un corpo umano, se fosse dotato di vene, sangue e muscoli, se avesse per caso anche un cuore, questo oggi pomeriggio si sarebbe di certo gonfiato d’orgoglio, rischiando financo di esplodere, sentendo vibrare nell’Aula un grido d’appartenenza ed un atto di dolore insieme: “Fare politica non è reato“.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
Retroscena, approfondimenti, dirette degli eventi che cambiano il mondo. Sali a bordo, naviga i mari in tempesta della politica internazionale.
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