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Iniziata il 27 febbraio 2022
“Proporrò ai ministri di usare la European Peace Facility per due misure di aiuto d’emergenza, che mirano a finanziare la fornitura di materiale letale all’eroico esercito ucraino, che combatte opponendo una dura resistenza agli invasori russi, e a fornire merci non letali di cui c’è urgente bisogno, come il carburante“.
Sono le parole dell’Alto Rappresentante Ue, Josep Borrell, a dare il via alla polemicuccia del giorno in salsa italica. Matteo Salvini, intervenendo dall’Annunziata inaugura il mood che sarà il suo per l’intera giornata, quello di allineamento a Papa Francesco: “Sono un tifoso dell’introduzione del servizio militare ma all’Europa non chiedo di distribuire armi ma di perseguire la via del Santo Padre: confronto, dialogo diplomazia, sanzioni e non armi letali“, dice il leader del Carroccio.
A rispondergli polemicamente è Carlo Calenda: “No alle armi letali“, twitta citando Salvini, “cosa dobbiamo inviare secondo Salvini, delle fionde? Dei fucili a coriandoli? Delle felpe?“. E ancora: “Già sono insopportabili i distinguo e le furbizie su COVID o politica economica. Ma su politica estera e di difesa in tempo di guerra sono inaccettabili. Se Salvini non riesce a staccarsi da Putin se ne vada all’opposizione. E si assuma per una volta le sue responsabilità“.
Tenete a mente la parola opposizione, perché al riguardo “c’è una grossa novità”, come direbbe Lucio Dalla. Prima, però, la chiusura della polemica, con Salvini che risponde attraverso una nota: “La Lega vuole la pace, lavora per la pace, prega per la pace. Che tristezza le polemiche politiche di qualcuno, pochi per fortuna, anche di fronte a guerra e morte. Piena fiducia in Draghi e nel governo per fermare, con ogni intervento e aiuto necessario, l’aggressione russa, le bombe e il sangue. Ucraina e Russia parlano di dialogo e incontri diplomatici, questa è la via“.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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