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Iniziata il 28 febbraio 2022
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha firmato la richiesta di ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. Dopo l’appello di questa mattina, in cui il leader di Kiev si rivolgeva all’UE affinché “ammettesse immediatamente l’Ucraina come membro con una nuova procedura speciale“, ecco arrivare il passo ufficiale che porterà Bruxelles ad esprimersi in merito alla richiesta.
Ecco il momento della firma e il documento:

Le reali possibilità di un ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, allo stato attuale, non sembrano però elevatissime, per usare un eufemismo.
Lo ha fatto intuire il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, spiegando che tale scenario, per realizzarsi, ha bisogno dell’accordo unanime dei 27 Paesi membri e al momento ci sono “diverse opinioni e sensibilità” al riguardo. Michel ha ricordato come l’adesione all’UE sia “una richiesta di vecchia data dell’Ucraina“, lasciando così intendere che sussistono diverse ragioni – e non da oggi – che hanno impedito in questi anni l’ingresso di Kiev all’interno dell’Unione, nonostante un’aspirazione fissata dagli ucraini perfino nella propria Costituzione.
Già più possibilista era apparsa la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che in un’intervista precedente alla mossa di Zelensky aveva dichiarato: “Abbiamo un processo aperto con l’Ucraina che consiste nell’integrazione del mercato ucraino nel mercato unico. Abbiamo una cooperazione molto stretta sulla rete energetica, tanti argomenti in cui lavoriamo a stretto contatto e, in effetti, nel tempo ci appartengono. Sono uno di noi e li vogliamo dentro“.
L’Alto Rappresentante Ue per gli Affari esteri, Josep Borrell, poche ore dopo però aveva gelato tutti: “Dobbiamo dare una risposta per le prossime ore, non per i prossimi anni“, aggiungendo che “l’Ucraina ha una chiara prospettiva europea“, ma ora è il momento di “lottare contro un’aggressione“.
Allo stato attuale l’Ucraina ha un accordo di associazione con l’Ue, entrato in vigore il 1° settembre 2017, che prevede la collaborazione in molti ambiti. L’ingresso di un Paese nell’Unione Europea, però, è un passo in più, dettagliatamente regolato dall’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea che ne stabilisce i criteri. Il “candidato” deve essere uno Stato europeo, rispettare i valori comuni affermati dagli Stati membri dell’Unione e impegnarsi a promuoverli. Quali sono questi “valori comuni”? Quelli messi nero su bianco nell’articolo 2: dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti alle minoranze. Anche ipotizzando che l’Ucraina soddisfi tutti i requisiti (e non è detto: chiedere, per capire, a Paesi come Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Albania, “in fila” da tempo), il difficile viene dopo.
Con la firma di Zelensky, infatti, l’Ucraina ha presentato la propria domanda ufficiale al Consiglio, attualmente presieduto dalla Francia, che adesso la notificherà al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali. A pronunciarsi sarà proprio il Consiglio, ovvero i 27 Stati membri, dopo aver consultato la Commissione. Tempi burocratici a parte – la Commissione impiega mediamente da 15 a 18 mesi per formulare la propria opinione (ecco perché Zelensky ha chiesto una “procedura speciale”) – il “difficile” di cui si parlava poche righe fa dipede dal fatto che per accedere all’UE vi è bisogno dell’unanimità dei 27 Paesi membri.
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