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Iniziata il 01 marzo 2022
Cosa pensa Silvio Berlusconi della guerra in Ucraina? Il Cavaliere fino ad oggi ha evitato di esternare la sua opinione pubblicamente, per ovvie ragioni di opportunità.
Premessa d’obbligo, prima di andare al sodo: nessuno ha mai dubitato del collocamento atlantico dell’ex premier, incluso Vladimir Putin. Amicizia a parte, intesa umana esclusa, ad ogni decisivo tornante della storia, il Berlusconi presidente del Consiglio ha fatto in geopolitica ciò che avrebbe dovuto fare un qualunque leader italiano: porre Roma al traino di Washington (Gheddafi ne sa qualcosa).
Eppure è impossibile, in questi giorni, non (ri)pensare al rapporto tra il Cavaliere e lo Zar, alle battute di caccia in Dacia, alle spettacolari eruzioni del vulcano artificiale nella villa berlusconia in Sardegna. A loro due, insomma, insieme: Berlusconi e Putin, Putin e Berlusconi.
A colloquio con Mario Draghi, Berlusconi ha messo un paio di giorni fa a disposizione il suo rapporto personale con Putin per svolgere un’opera di mediazione.
Sentiti ringraziamenti da Palazzo Chigi, a risentirci presto, davvero Silvio. Eppure chiarezza sul fatto che in queste ore Mosca non è interessata a sentire alcunché, se non il fragore delle (sue) bombe. Dunque cosa resta, di questo silenzio, del passato da amici, delle telefonate d’auguri ad ogni compleanno dell’altro, e del futuro che incombe, della giungla della storia che ritorna?
Un indizio chiarissimo in tal senso è arrivato dal “contatto russo” di Silvio Berlusconi…
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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