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Iniziata il 01 marzo 2022
Quali sono le conseguenze di una guerra che si prolunga, presentandosi più difficile di quella che era stata paventata all’esercito? Semplice: il malumore inizia a serpeggiare tra i soldati, il morale cala, e c’è chi si domanda se valga la pena morire per una causa folle.
Segnali in questo senso arrivano dal campo di battaglia, dall’Ucraina che resiste strenuamente e che porta inevitabilmente l’esercito russo a porsi qualche domanda. A tal proposito, le ultime indicazioni che arrivano dal Pentagono sono allarmanti per il Cremlino.
Una percentuale significativa dei 150.000 soldati russi mobilitati per l’invasione, fanno sapere gli USA, sono giovanotti alle prime armi (letteralmente), arruolati da poco, probabilmente senza un addestramento completo e ignari che dalle esercitazioni sarebbero passati direttamente a guerreggiare col nemico. Ciò si traduce in caos, indisciplina, fattori che durante uno scontro che decide della vita o della morte di un’unità militare fanno la differenza.
Nelle ultime 24 ore, secondo quanto dichiarato dai funzionari della Difesa, il convoglio militare di oltre 60 km avvistato alle porte di Kiev non ha fatto progressi. I russi scontano problemi di natura logistica (manca il carburante), ma a quanto pare anche le provviste scarseggiano.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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