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Iniziata il 03 marzo 2022
No-fly zone: è questa la richiesta che da giorni il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, rivolge ai leader dei Paesi NATO in tutti i suoi colloqui. Un divieto di sorvolo sui cieli dell’Ucraina, che gli Alleati dovrebbero stabilire pattugliando “fisicamente” lo spazio aereo di Kiev.
La richiesta di Kiev ha un senso: solo un’organizzazione militare di proporzioni gigantesche come la NATO è in grado infatti, sulla carta, di garantire la sicurezza dell’Ucraina in una fase in cui la Russia sembra aver modificato tattica, affiancando all’invasione di terra pesanti bombardamenti dall’alto sulle città. Ma allora perché non accontentare le richieste di Zelensky? Perché limitarsi a fornire armamenti quando gli ucraini non chiedono altro che una “ronda” nei cieli?
Per essere chiari: la no-fly zone è da considerarsi il precipizio che farebbe sprofondare il globo in un conflitto di tipo “nucleare e devastante“, per citare le parole usate ieri dal ministro degli esteri russo Lavrov. Non è un caso, infatti, che questa misura sia stata applicata a livello internazionale soltanto pochissime volte in anni recenti: in Iraq, poco dopo la fine della prima guerra del Golfo, a fare da sfondo ai duelli aerei tra i caccia Usa e quelli fedeli a Saddam; durante la guerra di Bosnia, tra il 1993 e il 1995; e infine in Libia, nel 2011, quando gli Alleati si intestarono i bombardamenti che portarono alla caduta di Gheddafi.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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