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Iniziata il 06 marzo 2022
“Cosa succede se Zelesnky muore?“. Il grande non-detto, l’incubo che gli ucraini non voglio neanche sentire nominare, ma che l’Occidente deve considerare. Eccolo, il quesito che toglie il sonno al mondo libero, il sogno non tanto proibito di Vladimir Putin.
Nessuno conosce la portata della taglia messa sulla testa del presidente ucraino, ma tutti – Alleati compresi – sanno che le speranze di resistenza ucraina sono strettamente collegate ai destini personali del leader di Kiev.
Proprio per questo i governi occidentali devono affrontare ora, prima che sia tardi, anche gli scenari che nessuna opinione pubblica è disposta a prendere in considerazione: la decapitazione della leadership ucraina, l’uccisione dell’anima della Resistenza.
“Ho bisogno di munizioni, non di un passaggio“: questa è stata la risposta che Zelensky ha opposto agli Stati Uniti quando Washington ha offerto sostegno logistico per evacuarlo da Kiev. Una dichiarazione che fino ad oggi ha trovato conferma nei fatti: il presidente ucraino non è scappato, per quanto da Mosca a più riprese si sia tentato di mettere in giro questa voce, nella speranza di far crollare il morale delle truppe ucraine.
Secondo quanto riportato dal New York Times, i governi occidentali non ignorano le ripercussioni che un’eventuale caduta di Zelensky provocherebbe. La costituzione ucraina però non sembra essere particolarmente chiara rispetto alla linea di successione che dovrebbe attivarsi in caso di “impedimento” – forma edulcorata – di Zelensky.
L’obiettivo degli Alleati è chiaro: evitare un vuoto di potere, scongiurare il rischio che i russi approfittino del contraccolpo psicologico per instaurare un regime fantoccio e prendere il controllo del Paese.
Tra i vari scenari ipotizzati per salvaguardare la continuità del governo di Kiev c’è anche quello che ha portato gli Alleati a suggerire alla leadership ucraina di spostarsi all’interno di un Paese NATO.
Polonia, Romania, sarebbero luoghi ideali da cui proteggere il legittimo esecutivo ucraino. Senza dimenticare la prima, ottimistica, ipotesi paventata dagli apparati americani: un trasferimento di Zelensky nell’Ucraina occidentale, magari a Leopoli, nel convincimento che Putin non si spingerà ad inseguirlo fin laggiù.
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