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Iniziata il 22 marzo 2022
Vito Petrocelli in arte “Petrov“, come viene ormai soprannominato in ragione delle sue mai nascoste simpatie filo-russe, non voterà più la fiducia al governo Draghi. La motivazione è la seguente:
“Penso che per il M5s sia arrivato il momento di ritirare ministri e sottosegretari dal governo Draghi. Questo governo ha deciso di inviare armi all’Ucraina in guerra, rendendo di fatto l’Italia un paese co-belligerante. A che serve riaffermare la fede in un governo che interviene? La stragrande maggioranza degli italiani si oppone alla partecipazione del nostro Paese a un conflitto con esiti incerti. Vorrei invitare tutti i miei colleghi a 5 stelle a prendere in considerazione questa proposta. Nel frattempo, ribadisco la mia contrarietà alla fornitura di armi prevista dal Decreto Ucraina, che ci ha catapultati nel conflitto in corso e reso enormemente difficile il raggiungimento di un accordo di pace“.
Sono parole importanti per un semplice motivo: a pronunciarle è il presidente della Commissione Affari Esteri del Senato. Nelle scorse settimane era balenata la “pazza idea” di disertarla per spingerlo ad un passo indietro. Poi qualcuno ha fatto notare che il soggetto non è comunque provvisto del tatto istituzionale necessario a raccogliere il caloroso invito a farsi da parte, così bisognerà tenerselo fino alla fine della legislatura (no, non c’è altro modo di rimuoverlo).
Il punto però è un altro: è che Petrocelli nei 5 Stelle non è il solo a pensare queste cose, per quanto sia uno dei pochi a dirle. Sono infatti all’incirca una ventina i componenti M5s di una chat “alternativa” a quella ufficiale grillina, in cui fanno capolino post degni della più indecente propaganda russa. E Conte, che ne pensa delle parole di Petrocelli? Soprattutto: dov’era Conte questa mattina?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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