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Iniziata il 24 marzo 2022
Non c’è bisogno di essersi formati negli States, per dare una lezione di atlantismo a Giuseppe Conte. Non c’è bisogno di chiamarsi Mario Draghi. O forse sì, ce n’è bisogno. Ce n’è bisogno per spazzare via con autorevolezza naturale le tentazioni d’ambiguità latente che animano il presidente M5s sospeso quando si parla di geopolitica.
Per comprendere quanto accaduto si deve fare un salto indietro di poche ore. Stamattina su La Stampa Conte minaccia la crisi di governo. L’avvocato esprime la ferma contrarietà del Movimento 5 Stelle all’aumento delle spese militari, perché – ecco a voi la dose di populismo quotidiano – “in un momento come quello attuale di caro-bollette, dopo due anni di pandemia, e con la recessione che si farà sentire sulla pelle di famiglie e imprese, non si capisce per quale motivo le priorità debbano essere le spese militari“.
Precisazione: è più corretto dire che è Conte a non capire perché questo incremento debba essere una priorità. A tentare di farglielo comprendere è stato l’altra sera peraltro un analista di livello come Andrea Margelletti, consigliere del ministro della Difesa Guerini, quel Lorenzo Guerini di cui in questi giorni abbiamo compreso per note ragioni l’importanza.
Vi invito a guardare questo video di pochi secondi, è illuminante:
Ma torniamo a Conte e a Draghi. Il presidente M5s fa sapere che “non potremmo assecondare un voto che individuasse come prioritario l’incremento delle spese militari a carico del nostro bilancio nazionale. In questo caso il Movimento non potrebbe fare altro che votare contro“. E all’osservazione “cadrebbe il governo“, Conte non nega quest’ipotesi, anzi: “Ognuno farà le sue scelte“.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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