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Iniziata il 25 marzo 2022
Quando Volodymyr Zelensky prende la parola, in videocollegamento con i 27 del Consiglio europeo, sono in pochi ad aspettarsi un discorso così violento. Eppure il leader di Kiev non fa prigionieri nel suo atto d’accusa. A farne le spese è soprattutto il presidente ungherese, Viktor Orbán, e subito dopo la Germania. Non ha problemi in questo senso l’Italia, il cui impegno non sconta ambiguità grazie alla leadership di Mario Draghi.
Zelensky la prende alla larga, cita tutti i Paesi membri ad uno ad uno:
“La Lituania è con noi. La Lettonia è con noi. L’Estonia è con noi. La Polonia è con noi. Francia, Emmanuel [Macron], credo davvero che sarete con noi. La Slovenia è con noi. La Slovacchia, con noi. La Repubblica Ceca è con noi. La Romania sa cos’è la dignità, quindi sarà con noi nel momento cruciale. La Bulgaria è con noi. La Grecia, credo che sia con noi. La Germania (…) siete un po’ in ritardo. Portogallo – bene, praticamente con noi (…). La Croazia, con noi. Svezia, blu e giallo dovrebbero stare sempre insieme. Finlandia, so che sei con noi. L’Olanda è razionale, quindi troviamo un linguaggio comune. Malta, credo che avrà buon esito. Danimarca, credo ci riuscirà. Lussemburgo, ci capiamo. Cipro, penso davvero che sia con noi. Italia, grazie per il vostro sostegno! Spagna, troviamo un linguaggio comune. Belgio, troveremo argomenti. Austria, insieme agli ucraini, queste sono opportunità per voi. Ne sono sicuro. Irlanda, beh, ci siamo quasi”.
Ma è quando arriva il turno dell’Ungheria, che Zelensky cambia completamente registro:
“Ungheria. Voglio fermarmi ed essere onesto. Una volta per tutte: devi decidere da sola da che parte stai. Sei uno Stato sovrano. Io sono stato a Budapest, adoro la vostra città. Ci sono stato molte volte, una città molto bella e ospitale, come il vostro popolo. Voi avete avuto dei momenti tragici nella vostra storia. Ho visitato il vostro lungofiume, le Scarpe sulla riva del Danubio, sulle uccisioni di massa. Ci sono stato con la mia famiglia. Ascolta, Viktor (Orban, ndr), sai cosa sta succedendo a Mariupol? Per favore, se puoi, vai sul tuo lungofiume. Guarda quelle scarpe. E vedrai come le uccisioni di massa sono possibili ancora nel mondo di oggi. Ed è ciò che la Russia sta facendo oggi. Le stesse scarpe. A Mariupol ci sono le stesse persone. Adulti e bambini. Nonni. Ce ne sono migliaia. E migliaia sono morti. E tu esiti se imporre le sanzioni o no? E tu esiti se inviare armi o no? E tu esiti se commerciare con la Russia o no? Non c’è tempo per esitare. È già tempo di decidere. Noi crediamo in voi. Abbiamo bisogno del vostro supporto. Crediamo nella vostra gente. Crediamo nell’Unione Europea e crediamo che la Germania sarà anche con noi al momento decisivo. Grazie. Gloria all’Ucraina”.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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