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Iniziata il 28 marzo 2022
“Si osserva con attenzione chi condivide e chi non condivide il video di Conte“. È questa la velina che “fonti M5s” – traduzione: Casalino – hanno utilizzato nelle scorse ore per spingere i parlamentari pentastellati a mobilitare la base in vista della votazione sulla conferma di Giuseppe Conte a presidente del Movimento 5 Stelle.
Un messaggio dai toni minacciosi che ha suscitato come prima conseguenza la rabbia di molti grillini in Parlamento – là dove Conte è più debole – pronti, a condizione di anonimato, a parlare di “metodi putiniani” da parte della leadership pentastellata.
Ma quando mancano poche ore alla chiusura delle urne online, chi ha raccolto l’appello di Conte? E chi invece ha deciso di sfidare il diktat calato dall’alto?
Tra i più ligi fanno capolino figure di spicco del Movimento 5 Stelle. Non potevano evidentemente sottrarsi i cinque vice-presidenti: Paola Taverna, Mario Turco, Michele Gubitosa, Alessandra Todde e Riccardo Ricciardi. Più pesante, poiché non scontato, l’endorsement di Roberto Fico. Il presidente della Camera avrebbe potuto farsi scudo del suo incarico istituzionale, invece con un lungo post ha benedetto il bis di Conte al vertice del Movimento. Stesso metodo scelto da altri due alfieri del “Contismo” come Alfonso Bonafede (ricordiamo che se l’Italia ha conosciuto Conte lo deve alla carriera universitaria dell’ex Guardasigilli: l’avvocato fu suo professore) e Vito Crimi, protagonista di un post chilometrico dello stesso tenore. Tra i sostenitori della presidenza Conte anche Sibilia (più famoso per i dubbi espressi sullo sbarco sulla Luna che per altro), la capogruppo al Senato Castellone (anche questa è una sorpresa: è vicinissima a Di Maio) ma pure Stefano Buffagni, il felpato ministro D’Incà e la collega Dadone, al pari dell’immarcescibile Toninelli interessata dalla votazione in quanto possibile componente del Collegio dei Probiviri.
Piccola chicca, Toninelli è riuscito a sbagliare anche questo post, parlando di “Proibiviri“. Forse sa già che il suo ruolo sarà quello di “proibire” il dissenso interno?

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