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Iniziata il 29 marzo 2022
Non accetterà compromessi. E sul piatto è pronto a mettere il suo mandato da premier. Anche se pensa che nulla farebbe più male all’Italia di una crisi di governo. In questi minuti, Mario Draghi, lo sta comunicando a Sergio Mattarella in persona. Se ha ritenuto necessario salire al Quirinale per confrontarsi di persona col capo dello Stato è proprio per questo: perché nelle parole pronunciate da Giuseppe Conte al chiuso di Palazzo Chigi ha ravvisato il potenziale per uno strappo.
Uno scontro durissimo, che il presidente del Movimento 5 Stelle non ha avuto il cuore di negare neanche ai giornalisti: “Abbiamo prospettive diverse“, ha detto. Diplomatichese purissimo, che non restituisce l’esatta dimensione della distanza fra il presidente del Consiglio e il suo predecessore sul tema dell’aumento delle spese militari.
Draghi si è presentato al vertice munito di documentazione dettagliata. Ha snocciolato i piani concordati nel vertice del Galles del 2014 e confermati dai vari esecutivi che si sono succeduti. Ha ricordato come entro il 2024 l’Italia abbia promesso di assicurare un aumento degli investimenti per la Difesa fino a raggiungere il famoso 2% del Pil, ma ha osservato che questo budget – al 2018 – era ancora identico al 2008.
Poi ha messo la lente d’ingrandimento sugli anni del governo Conte: 21 miliardi di spese per la Difesa nel 2018, saliti a 24,6 miliardi nel 2021. Ad oggi si arriva a stento a 25 miliardi: bisogna arrivare a 37 entro il 2024. Questi sono gli accordi.
Ma il leader M5s non ha voluto saperne, ha tenuto il punto, detto no ad un riarmo nei modi e nei tempi fissati dagli accordi con gli Alleati perché “abbiamo una crisi economica e sociale: abbiamo altre priorità”. A questo punto, dinanzi a sé, ha visto innalzarsi un muro.
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