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Iniziata il 02 aprile 2022
“Ma che fine ha fatto Di Maio? Ma perché non parla?“.
Mentre da una chat all’altra scorrono le immagini di un Giuseppe Conte paonazzo, intento a battere – letteralmente – i pugni sul tavolo durante una diretta Instagram in “stile Beppe Grillo”, sono i dirigenti dem a cercare disperatamente Luigi Di Maio.
Perché è improvvisamente chiaro a tutti che l’avvocato presentatosi in maniche di camicia srotolate fino ai gomiti, lo stesso che urla contro il governo e “i commentatori“, che arriva a minacciare persino gli “alleati” (“Allora non ci conosciamo!“), abbia appena inaugurato una nuova fase della sua esperienza politica.
Non è più, per intenderci, l’ex premier in pochette, dai modi compassati, che Enrico Letta sperava di confinare al ruolo di leader di una Margherita 2.0 nel famigerato “campo largo“. Il punto, si riflette al Nazareno, è che il campo non solo non è largo, ma nemmeno esiste più. Così tra i dem convivono oggi due anime: quelli che rivendicano di “averlo sempre detto” – e il riferimento è all’inaffidabilità di Conte – e quelli che invece cercano di minimizzare la svolta barricadera di Conte, continuando a seguire la linea del segretario, riassumibile nella domanda: “Sì, va bene, ma l’alternativa ai 5 Stelle qual è?“.
L’alternativa sarebbe quella di trovare il coraggio per farsi interprete di una linea riformista, cercando di dar seguito alla vocazione maggioritaria postulata per il Pd ai tempi della sua fondazione. Ma ormai sembra chiaro a tutti che Letta non abbia voglia di imbarcarsi in questa impresa. Così si arriva inevitabilmente alle domande di cui sopra. Se di Conte non ci si può fidare, se davvero ha deciso di diventare partito di opposizione all’interno del governo, allora a chi può rivolgersi il Pd? Di nuovo: che fine ha fatto Di Maio? E perché non parla?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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