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Iniziata il 04 aprile 2022
L’ultima intervista rilasciata da Giuseppe Conte a “Repubblica” segna un nuovo record di ambiguità nell’atteggiamento del presidente M5s nei confronti della Russia. La vetta toccata oggi è tale da richiedere un insolito approfondimento, nella speranza – probabilmente vana – che questo sforzo possa spingere l’avvocato a scegliere la strada della (vera) chiarezza.
Il festival dell’ambiguità, il sapiente utilizzo della “supercazzola”, comincia fin dalle primissime domande, con l’intervistatore che a proposito del massacro di Bucha domanda a Conte: “Letta chiede un embargo del petrolio e del gas russo. E lei?“. Quesito chiaro, volto a ricevere in risposta un sì o un no rispetto a tale ipotesi. Ma la risposta dell’ex premier è un dribbling degno di un Ronaldinho in giornata, occhio ai grassetti:
“Io penso che questi atti configurino dei veri crimini di guerra e i responsabili dovranno risponderne davanti alla Corte penale internazionale. Ma come Unione Europea non dobbiamo rispondere a queste atrocità con un’escalation militare, se vogliamo che termini questa carneficina dobbiamo lavorare con tutti gli strumenti a nostra disposizione per una soluzione politica”.
Ricapitolando: il giornalista chiede a Conte se pensa, come Letta, che sia necessario un embargo del petrolio e del gas russo (dunque: risposta economica). L’avvocato gioca a coppe con la briscola a bastoni: “L’UE non deve rispondere con un’escalation militare“, dice. Quale sia il nesso tra domanda e risposta è impossibile stabilirlo.
Altra notazione, evidenziata in grassetto: “i responsabili” dovranno rispondere dei crimini di guerra, asserisce l’avvocato. Ma chi sono i responsabili? E perché Conte fatica a pronunciare “Vladimir Putin“?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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