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Iniziata il 04 aprile 2022
Esulta, Matteo Salvini. Esulta come non gli capitava da tempo. La vittoria di Viktor Orban in Ungheria è la prima grande soddisfazione politica da molti mesi a questa parte.
Sì, c’era stata l’approvazione dei referendum sulla giustizia. Ma il successo era stato annacquato dal no della Consulta ai quesiti più popolari, stop che ha reso la possibilità di raggiungere il quorum poco più realistica di un’utopia.
Questa volta la situazione è differente: nessuno può negare la storica vicinanza di Salvini al premier ungherese, e nessuno in Europa può pensare di derubricare la schiacciante vittoria di Fidesz a fatto locale.
Per questo il Capitano scalpita. Commenta prima di tutti il successo di Orban. E su Facebook pubblica una foto che lo ritrae sorridente insieme al sovranista magiaro.
Salvini non si trattiene. Chiama due volte per nome il primo ministro ungherese – “Bravo Viktor!” e “Forza Viktor” – così comunicando che il successo di Orban è anche il suo. Impressione corroborata dalla comunicazione leghista, che due minuti prima delle 23:00 invia sulle chat Whatsapp dei giornalisti questo messaggio:

Manca solo che Salvini, dopo essersi spinto fino in Polonia, annunci presto un viaggio in Ungheria per dare la dimensione della sua soddisfazione. Perché il sottotesto, nei ragionamenti svolti fra i leghisti, è che la vittoria di Orban avrà delle conseguenze già a partire da oggi.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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