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Iniziata il 15 aprile 2022
Posso sbagliare, ma trovo che Giuseppe Conte si sia reso responsabile di una caduta di stile.
L’avvocato ha pubblicato sui suoi social una foto di Federico Caffè, economista e accademico italiano, mentore di Mario Draghi, scomparso misteriosamente nel nulla nel 1987.

Alla notizia della sparizione i suoi allievi, tra cui Draghi, rimasero sconvolti. Molti di loro setacciarono la Capitale. Si scrisse che Caffè aveva avuto un tracollo emotivo, che era piombato in una profonda depressione dopo aver lasciato l’insegnamento per sopraggiunti limiti d’età.

Daniele Archibugi, membro della “confraternita” degli allievi di Caffè, ha scritto:”Il circolo di persone che gli era più vicino ne era rimasto sorpreso: com’era possibile che lui, l’uomo che aveva sempre sostenuto tutto e tutti, avesse ora bisogno di sostegno?”.

Inizialmente si scelse di non divulgare la notizia. Federico Caffè era un uomo estremamente sensibile. Si pensò di tutelarlo: sapere che tutta Roma – e tutta Italia – era a conoscenza del suo allontanamento, avrebbe potuto esacerbare la crisi di un uomo riscopertosi fragile.

Dopo alcuni giorni di ricerche vane, fu il fratello Alfonso a pubblicare su Repubblica un messaggio in codice: “Vinicio, torna a casa, sto male. A.”. Vinicio era il nome con cui Federico Caffè veniva chiamato in famiglia. Proprio Alfonso, in quei giorni, ricordava mestamente: “Quando la domenica prima della sua scomparsa commentammo la morte di Primo Levi, Federico disse: ‘Che gran brutta maniera di uccidersi, che spettacolo straziante farsi trovare così dai parenti'”.
Si trattò di un suicidio? Caffè si costruì un’altra vita altrove?

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