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Iniziata il 18 maggio 2022
Dodici voti per Stefania Craxi, nove per Ettore Licheri, un astenuto. È un responso chiaro, che non ammette recriminazioni di sorta, quello che viene fuori dalla votazione che elegge la forzista nuova presidente della commissione Esteri del Senato in sostituzione del filorusso Vito Petrocelli. E che preannuncia un terremoto.
A questo Blog, Giuseppe Conte viene descritto in questi minuti come “furioso“.
L’avvocato nelle scorse settimane aveva affidato alla vicepresidente M5s, Paola Taverna, il compito di assicurarsi che a rilevare il “compagno Petrov“, come ormai viene ribattezzato in Transatlantico, fosse un esponente M5s. Risultato? Una debacle senza precedenti, una sconfitta politica che brucia il doppio, a maggior ragione considerando che prima di portare sul tavolo la candidatura di Licheri, Conte aveva dovuto faticare non poco, all’interno del Movimento, per respingere quella di Simona Nocerino.
Voci dal Parlamento assicurano che la senatrice M5s sarebbe stata in grado di allargare la propria base elettorale molto più di Licheri. Allora perché non puntare su di lei? Semplice: la Nocerino, nella variegata geografia pentastellata, viene giudicata troppo vicina a Luigi Di Maio.

Dilettantismo e “assenza di regia politica“, per dirla con le parole di Pierferdinando Casini, hanno fatto così da sfondo ad un clamoroso flop, antipasto di ripercussioni che vedremo presto, e che mettono in discussione la stessa leadership contiana, se di leadership in tutta onestà si può parlare.
Ma come sono andate le cose in Commissione oggi? Chi ha tradito chi? E cosa è lecito attendersi?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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