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Iniziata il 24 maggio 2022
La probabile uscita di scena di Mario Draghi dopo il 2023 è da considerarsi una sconfitta della politica italiana. Non che i partiti si sentano particolarmente in colpa, attenzione: molti in realtà lavorano da mesi per tornare al “come prima più di prima” che ha caratterizzato l’avvento a Palazzo Chigi di Super-Mario. Gli manca la melina, l’arte del rinvio, la drammatizzazione per strappare la prima pagina e la prima serata nel talk amico. Bisogna comprenderli. Epperò allo stesso modo bisogna comprendere Mario Draghi, deciso a quanto pare a sottrarsi, a fine legislatura, alla ripetitiva stagione teatrale portata in scena dai politicanti nostrani.
L’ultimo esempio? Poco fa. Era infatti in programma per oggi l’attesa Conferenza dei capigruppo in Senato. Piccola premessa: cos’è la celeberrima “Capigruppo”? Alla domanda occorre rispondere, perché per capire le tattiche di chi fa politica bisogna conoscere i regolamenti. E allora, il portale di Palazzo Madama spiega che alla “Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari (…) compete la programmazione dei lavori“. A tal fine, si legge, “il Presidente del Senato sottopone alla Conferenza il programma e il calendario dei lavori dell’Assemblea. Quest’ultimo reca il numero e la data delle singole sedute, con l’indicazione degli argomenti da trattare“. Bene. “Il programma e il calendario sono redatti tenendo conto delle priorità indicate dal Governo e dalle proposte avanzate dai Gruppi parlamentari e dai singoli senatori“.
Ora il lettore potrebbe domandarsi: perché questo ripasso in punta di regolamento? Perché quest’oggi nella Capigruppo il Movimento 5 Stelle ha chiesto che Draghi vada in Parlamento prima del Consiglio Europeo di fine mese. E lo ha fatto insieme al gruppo “Costituzione Ambiente Lavoro” (non lo conoscete? Non vi siete persi nulla di rilevante: ne fa parte, per capirci, Barbara Lezzi) e a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni (proprio oggi definito da Conte “Robin Hood al contrario“)
La maggioranza, di cui sulla carta dovrebbe far parte pure M5s, si è espressa a vario titolo contro la modifica del calendario. L’esperto Zanda, a nome del Pd, ha richiamato “attenzione e prudenza politica (lo dico anche ai miei amici del Movimento 5 Stelle)“, rendendosi protagonista di un’aggiunta.
Eccola: “Se questo richiamo alla presenza del presidente del Consiglio dovesse portare a un voto non unanime della maggioranza sul calendario, non sarebbe un buon augurio per il prossimo futuro della maggioranza di Governo“. Niente da fare.
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