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Iniziata il 27 maggio 2022
Da quando l’invasione dell’Ucraina è iniziata, Matteo Salvini non è mai stato tanto vicino ad ufficializzare il progetto che ha in cantiere dal “giorno uno” di questa guerra: volare a Mosca.
Ufficialmente la missione del viaggio (sempre che prima non arrivi un altolà dai piani alti) è quella di “cercare la pace”. Vaste programme. Obiettivo ben più alla portata è riprendersi la scena politica. Quella che Salvini ha smarrito nella notte del Papeete, senza più riuscire nell’impresa di dettare l’agenda del Paese, di incarnare (ebbene sì, è accaduto) la figura di leader più amato dagli italiani.
Ad onor del vero va detto che Salvini è stato il primo politico italiano a chiedere indiscriminatamente “la pace“. Prima di Conte, forse anche in anticipo su Papa Francesco. Il Capitano non si è mai domandato cosa ne pensassero gli ucraini. Né si è chiesto se non fosse un tantino imbarazzante, per un fervente sostenitore della legittima difesa individuale, ignorare che la resistenza dell’Ucraina altro non è che lo stesso principio applicato alla geopolitica. Smentendo così se stesso. Affermando insomma che no, la difesa non è sempre legittima. Dipende da chi porta l’attacco.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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