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Iniziata il 28 maggio 2022
Arriva al tramonto la frase che segnala una prima frenata ai preparativi del viaggio di Matteo Salvini a Mosca. Lo stesso che ieri sera a quest’ora sembrava in procinto di realizzarsi a stretto giro.
A Parma, nel pieno del tour elettorale per le amministrative, il Capitano sfodera la sua versione vittimista, quella propensione alla sindrome da accerchiamento con la quale ha cercato in questi anni di spiegare molti dei suoi fallimenti politici. Così, coccolato da una folla di sostenitori, l’ex ministro dell’Interno fa l’anima candida: “Io pensavo forse ingenuamente che costruire la pace, mettendosi anche a rischio, valesse la pena. Non pretendo applausi, però neanche insulti. Perché altrimenti, non essendo un weekend a Forte dei Marmi – perché andare in territorio di guerra a parlare di pace non è esattamente il fine settimana a Riccione – ecco, notando da Letta a Renzi alla Meloni a Calenda un grido di attacchi e di polemiche, a volte mi vien voglia di dire: ‘Ma chi me la fa fare, io passo due giorni coi miei figli e coi miei genitori e tenetevi le vostre polemiche e la vostra guerra’“.
È questa la frase che viene recepita ai più alti livelli istituzionali come il segnale che il pressing ha iniziato a produrre i risultati sperati. Salvini, almeno così pare, ha innestato la retromarcia. E poco importa che recrimini, che se la prende coi compagni di governo e di coalizione: al rischio di vederlo sfilare in Piazza Rossa è lungamente preferibile l’idea di concedergli un fallo di reazione. Che arriva, puntuale, pochi minuti fa. Fonti della Lega, infatti, si concedono il gusto di una “vendetta” trasversale nei confronti di Mario Draghi in persona, ovvero di chi, nelle ultime 24 ore, nulla ha fatto per celare il proprio disappunto rispetto all’iniziativa diplomatico-elettorale non concordata del leghista.
E in cosa si traduce questa rivalsa? Dal Carroccio, tramite un messaggio che arriva tramite Whatsapp (screenshot a fine articolo) si rimarca come “i colloqui e le trattative di oggi fra Putin, Macron e Scholz, fra Mosca, Parigi e Berlino” siano stati “un segnale importante e positivo“, nonché “la migliore risposta a una sinistra italiana guerrafondaia che riesce solo a parlare di armi e di guerra, attaccando chi lavora per la pace e il disarmo“. Fin qui sembrerebbe il classico attacco a Letta e soci, una routine, ma la parte più succosa è quella che arriva subito dopo.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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