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Iniziata il 01 giugno 2022
Un editoriale sul New York Times: è questo lo strumento che Joe Biden utilizza per rivolgersi a più interlocutori: da Vladimir Putin al popolo americano, dal presidente Zelensky alla Cina. Lo fa con efficacia e saggezza, dosando le parole, e anche le virgole, di un intervento che contiene la “dottrina Biden” nella guerra in Ucraina.
Anzitutto, qual è l’obiettivo dell’America? “Vogliamo vedere un’Ucraina democratica, indipendente, sovrana e prospera, con i mezzi per scoraggiare e difendersi da ulteriori aggressioni“. Biden ricalca quanto asserito da Zelensky, e cioè che questa guerra “finirà definitivamente solo con la diplomazia“. Ma aggiunge l’assunto che molti pacifisti nostrani faticano ancora oggi a cogliere: “Ogni negoziato riflette i fatti sul campo“. La tattica è dunque continuare a rifornire l’Ucraina “di armi e munizioni in modo che possa combattere sul campo di battaglia e trovarsi nella posizione più forte possibile al tavolo dei negoziati“.
Nel paragrafo successivo del suo intervento, Biden inserisce una novità e una curiosità. Prima annuncia la decisione di fornire “agli ucraini sistemi missilistici e munizioni più avanzati che consentiranno loro di colpire con maggiore precisione gli obiettivi chiave sul campo di battaglia in Ucraina“. In Ucraina, attenzione.
Poi snocciola una serie di informazioni tecniche: “Continueremo a fornire all’Ucraina armamenti avanzati, tra cui missili anticarro Javelin, missili antiaerei Stinger, potenti sistemi di artiglieria e missili di precisione, radar, veicoli aerei senza pilota, elicotteri Mi-17 e munizioni“. A chi sta parlando Joe Biden? A Vladimir Putin, ovviamente.
L’inquilino della Casa Bianca si sta assicurando che il Cremlino comprenda che l’intervento degli Stati Uniti in questa guerra è circoscritto alla difesa dell’Ucraina. Si tratta di messaggi obliqui, di tentativi di tenere aperto un canale di comunicazione per evitare l’escalation.
La prova che da parte degli USA vi sia il tentativo di salvare il salvabile nella stabilità mondiale, arriva qualche riga più tardi. Biden scrive infatti ciò che l’America NON vuole: “Non vogliamo una guerra tra la NATO e la Russia. Per quanto non sia d’accordo con Putin e ritenga le sue azioni un oltraggio, gli Stati Uniti non cercheranno di provocare la sua destituzione a Mosca“. Nessun regime change, dunque. E nessun “Putin non può restare al potere“.
Biden prosegue: “Finché gli Stati Uniti o i nostri alleati non saranno attaccati, non ci impegneremo direttamente in questo conflitto, né inviando truppe americane a combattere in Ucraina né attaccando le forze russe. Non incoraggeremo né permetteremo all’Ucraina di colpire oltre i suoi confini. Non vogliamo prolungare la guerra solo per infliggere dolore alla Russia“. Sono dichiarazioni che lette una dopo l’altra restituiscono l’idea dello sforzo americano per circoscrivere il conflitto. Ma questo non significa abbandonare l’Ucraina al proprio destino. Il sostegno a Kyiv sarà assicurato fino in fondo. Tant’è che Biden svela il suo motto dall’inizio della guerra: “Niente sull’Ucraina senza l’Ucraina“. Traduzione: “Non farò pressione sul governo ucraino – né in privato né in pubblico – affinché faccia concessioni territoriali. Sarebbe sbagliato e contrario a principi consolidati farlo“.
Biden ha parlato insomma a Putin, assicurando che gli Stati Uniti non vogliono rimuoverlo dal Cremlino. Ha parlato a Zelensky, chiarendo che non lo sosterranno qualora fosse tentato di contrattaccare in Russia. Ma nelle righe che seguono parla al popolo americano e alla vera minaccia esistenziale per gli Stati Uniti e la sua leadership globale: la Cina. Scrive il presidente americano: “Stare al fianco dell’Ucraina nel momento del bisogno non è solo la cosa giusta da fare. È nel nostro vitale interesse nazionale garantire un’Europa pacifica e stabile e far capire che il potere non fa la ragione. Se la Russia non pagherà un prezzo pesante per le sue azioni, invierà ad altri aspiranti aggressori il messaggio che anche loro possono impadronirsi del territorio e sottomettere altri Paesi. Metterà a rischio la sopravvivenza di altre democrazie pacifiche. E potrebbe segnare la fine dell’ordine internazionale basato sulle regole e aprire la porta all’aggressione altrove, con conseguenze catastrofiche in tutto il mondo“.
Cosa sta dicendo Biden? Sta parlando agli americani per chiarire che i sacrifici da patire oggi in patria sono non solo moralmente giustificati, ma anche geopoliticamente necessari. La vicenda ucraina, spiega, viene attentamente osservata e studiata a Pechino, dove da anni si ragiona sulla possibilità di invadere Taiwan soppesando le probabilità di una reazione americana. Ecco, gli USA stanno dimostrando che un’azione di questo tipo non resterebbe senza risposta.
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