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Iniziata il 01 giugno 2022
“Devo dire che il cancelliere Scholz ha spiegato con grande sincerità la difficoltà che avrebbe avuto ad interrompere immediatamente questo petrolio russo. È stato compreso da tutti gli altri“.
È con questa frase, pronunciata en passant, che Mario Draghi fornisce un indizio su uno dei più succosi retroscena del Consiglio Europeo Straordinario terminato ieri.
Il flop del vertice è stato evitato con un capolavoro politico, più che diplomatico, che ha consentito a tutti gli astanti di portare a casa un risultato. Obiettivo insperato, a poche ore dal via del Consiglio.
L’uomo più osservato della due giorni, Viktor Orban, ha ottenuto le garanzie che chiedeva. L’embargo al petrolio russo riguarderà soltanto quello in arrivo in Ue via mare. Esentato l’oleodotto ‘Druzhba‘, che conduce l’oro nero di Mosca in Ungheria, ma anche in Germania e Polonia, fra le altre.
Da qui sorge l’interrogativo, legittimo, posto da Draghi al cancelliere Scholz in pieno Consiglio Europeo: “Mi fai capire bene qual è il vostro problema?“. Se l’Ungheria, priva di accesso al mare, ha le sue ragioni per chiedere che venga garantito l’afflusso di petrolio russo almeno dagli oleodotti, perché Berlino (che lo sbocco sul mare ce l’ha) chiede per sé lo stesso trattamento?
Scholz si produce in un’accorata dissertazione, chiama in causa alcune raffinerie collocate nei territori dell’ex Germania dell’Est, la necessità di avere più tempo e, come sostiene lo stesso Draghi, alla fine convince tutti.
A dire il vero è proprio Draghi a rimarcare in conferenza stampa che sia la Germania che la Polonia hanno dichiarato l’impegno a cessare le importazioni di petrolio russo entro la fine dell’anno.
Ma allora perché, alla luce di quest’ultima dichiarazione, chiedere ulteriori chiarimenti al cancelliere Scholz?
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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