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Pubblicato il 04 giugno 2022
“Bambini, respirate profondamente: questa è l’aria di libertà che viene dall’altro lato“. Kaja Kallas, oggi primo ministro dell’Estonia, aveva 11 anni quando suo padre portò lei e il fratellino il più possibile vicino alla Porta di Brandeburgo, per dare un’occhiata al Muro di Berlino.

Poche settimane fa, parlando in Germania, Kaja Kallas ha ammesso che la lei bambina non aveva pienamente afferrato il senso di quelle parole. E del resto come avrebbe potuto? Cresciuta nell’Estonia occupata dall’Unione Sovietica, la libertà non sapeva neanche cosa fosse.
Se la storia personale di ognuno ha un peso sulle sue scelte future, allora non deve sorprendere che Kaja Kallas sia considerata un falco nei confronti della Russia. Il suo bisnonno combattè contro l’Armata Rossa. Sua madre fu deportata ad appena 6 mesi in Siberia con nonna e bisnonna su un carro di bestiame.

All’ultimo Consiglio Europeo Straordinario si è spesso intrattenuta con Sanna Marin, ministro capo della Finlandia. Le due, peraltro protagoniste di fitti colloqui con Mario Draghi, rappresentano un fulgido esempio di leadership europea al femminile.

Per comprendere che tipo di forza politica riesca ad esprimere Kaja Kallas basta osservare la sua andatura prima di comunicare ai giornalisti la decisione di licenziare 7 ministri del Centro (un passato di cooperazione col partito di Putin, stile Lega), aprendo di fatto la crisi di governo, recidendo così ogni legame con Mosca.
“Sii uomo: presenta una mozione di sfiducia contro di me“: così, poche settimane fa, Kaja Kallas si è rivolta a Jüri Ratas, suo predecessore a capo del governo, fino a ieri scomodo alleato, impegnato a votare con l’estrema destra di Ekre contro diversi provvedimenti dell’esecutivo.

Un invito che l’ex premier non ha raccolto, lasciando così l’iniziativa a Kaja Kallas, recatasi ieri dal presidente della Repubblica estone per rimuovere i suoi ministri dissidenti.
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