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Iniziata il 10 giugno 2022
Il tetto della Camera non è forse esploso, ma le rivelazioni della Commissione sull’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 promettono di avere un forte impatto sulla percezione pubblica del ruolo esercitato da Donald Trump, in quello che può essere descritto a tutti gli effetti come un “tentato golpe” in America.
Davanti a milioni di spettatori sintonizzati davanti ai teleschermi di tutto il Paese, la Commissione gioca un asso non di poco conto. Si tratta di Ivanka Trump, la figlia prediletta dell’ex presidente. È lei a sconfessare il padre, ad ammettere di aver dato credito alle parole dell’allora procuratore di giustizia William Barr sul fatto che non vi fossero prove sufficienti per pensare di ribaltare il voto. “Ha influenzato la mia prospettiva. Rispetto il procuratore generale Barr, quindi ho accettato quello che stava dicendo“. Si tratta di una dichiarazione in netto contrasto con quanto ancora oggi The Donald continua ad asserire, parlando ripetutamente di una “grande frode” ordita ai suoi danni.
Ma questa non è l’unica e neanche l’ultima rivelazione della serata. La Commissione mostra anche un altro filmato a sorpresa: è la testimonianza di Jason Miller, ex consigliere senior della Presidenza Trump, il quale ammette che il suo superiore è stato informato “in termini piuttosto schietti che avrebbe perso” e che non c’erano appigli per affermare il contrario. La sua voce, quella di altri 4 assistenti, niente di tutto ciò ha convinto il leader repubblicano a cambiare linea, ad agire per sedare una folla che al contrario si è sentita autorizzata a prendere d’assalto il Congresso proprio dopo aver letto i cinguettii di Trump, in particolare quelli rivolti contro Mike Pence, il vicepresidente rifiutatosi di assecondare i folli propositi di non riconoscere in Senato il successo di Joe Biden.

Ed è proprio Pence il protagonista delle rivelazioni più scioccanti della serata. Un testimone ha infatti affermato che Trump fosse a conoscenza dei cori della folla di manifestanti inneggiante: “Hang Mike Pence“, “impicca Mike Pence“. E che fosse d’accordo con loro. “Forse i nostri sostenitori hanno l’idea giusta“, avrebbe detto Trump, “Mike Pence se lo merita“.

Sempre Pence, non Trump, avrebbe dato l’ordine di dispiegare la Guardia Nazionale a difesa del Campidoglio. Lo ha confermato il numero uno dell’esercito americano, sotto Trump e sotto Biden, il generale Mark Milley, spiegando: “Dava ordini molto espliciti, diretti“. Lo stesso non si può dire per Trump. Milley ebbe infatti una telefonata con il capo dello staff presidenziale, Mark Meadows, in cui questi gli disse: “Dobbiamo eliminare la narrazione per cui il vicepresidente sta prendendo tutte le decisioni. Abbiamo bisogno di stabilire la narrazione che, sai, il presidente è ancora in carica“. Milley ha commentato: “L’ho subito interpretato come politica. Politica. Bandiera rossa per me“.

La Commissione ha anche mostrato il filmato dell’incontro, avvenuto poche ore prima dell’assalto al Campidoglio, tra i leader di due gruppi estremisti: i Proud Boys e gli Oath Keepers.

Le due fazioni hanno visto il tweet del 19 dicembre in cui Trump chiedeva di essere a Washington il 6 gennaio per una manifestazione “selvaggia” come una chiamata alle armi.

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