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Iniziata il 11 giugno 2022
Con lo stile provocatorio che lo contraddistingue, Jean-Luc Mélenchon ha definito le elezioni legislative in Francia come il “terzo round” delle presidenziali che sette settimane fa hanno eletto Emmanuel Macron per un secondo mandato all’Eliseo.
Per comprendere la strategia del leader della sinistra radicale, basta guardare gli slogan che campeggiano sui manifesti con cui ha tappezzato tutto il Paese: “Mélenchon Premier Ministre“.

Mélenchon suggerisce infatti che se la sua coalizione vincerà le legislative, Macron non avrà altra scelta che indicarlo come primo ministro. Ne è derivata una discussione che investe Costituzione e politica. Macron ha ricordato: “Nessun partito politico può imporre un nome al presidente“. Il presidente ha ragione: l’articolo 8 della Constitution française indica che spetta a lui, e solo a lui, indicare il nome del nuovo inquilino di Matignon, la residenza ufficiale del primo ministro.

Eppure nessuno può negare che una vittoria della coalizione di sinistra sortirebbe un problema “politico” per Macron. La stessa Costituzione prevede infatti all’articolo 49 che il Primo Ministro abbia l’obbligo di ottenere un voto di fiducia dall’Assemblea nazionale. Proprio quella di cui si rinnovano 577 deputati nelle prossime ore.

L’acronimo da tenere d’occhio domani 12 giugno, e poi nei ballottaggi del 19, è NUPES. Sta per Nuova unione popolare ecologica e sociale. È l’alleanza di sinistra capeggiata da Mélenchon che al momento della sua formazione si è impegnata a sostenere il leader de La France Insoumise come primo ministro.

Qualora gli eletti di Nupes ottenessero la maggioranza assoluta, potrebbero imbastire una mozione di censura e, ottenendo più della metà dei voti dell’Assemblea, costringere il primo ministro indicato da Macron a rassegnare le dimissioni.
Anche a quel punto, il presidente della Repubblica potrebbe comunque decidere di non piegarsi: un po’ come accaduto nel 1962, quando De Gaulle rifiutò le dimissioni di Pompidou e scelse di sfruttare un’altra prerogativa presidenziale, lo scioglimento dell’Assemblea e l’indizione di nuove elezioni legislative.

Attenzione però a compiere fughe in avanti. Mélenchon sarà uno dei vincitori di queste legislative, è certo: passare da una pattuglia di meno di 20 parlamentari ad una, tenendoci bassi, di circa 160 dopo aver riunito sotto il proprio nome (quasi) tutta la sinistra francese, sarà comunque considerato un successo.

Ma per la maggioranza assoluta, i suoi piani potrebbero complicarsi.
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