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Iniziata il 20 giugno 2022
Per comprendere a che punto sia arrivato il livello dello scontro fra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte basta ascoltare le parole infuocate che pronunciano Riccardo Ricciardi, Mario Turco, Michele Gubitosa. Sono loro, i tre vicepresidenti, gli uomini più vicini all’avvocato all’interno del Movimento, a spingere per una “cacciata” senza troppi fronzoli del ministro degli Esteri durante il Consiglio nazionale convocato d’urgenza per discutere degli attacchi degli ultimi giorni.
Sostengono che i precedenti sono dalla loro parte, come la base, pienamente consapevole che “Luigi ormai ha preso un’altra strada“. Aggiungono: senza un momento di chiarimento politico, esposti ad un Vietnam di dichiarazioni quotidiano, sarà impossibile risalire nei sondaggi. Ecco, il fatto che siano proprio loro a spingere per la linea dura, fornisce un indizio su quello che sarebbe l’istinto primordiale di Giuseppe Conte. Giacché è noto che in certi ruoli è un classico cercare di compiacere il capo con le parole che vuole sentirsi dire.
Eppure nella riunione via Zoom che può essere equiparata – per intenderci – alla direzione Pd, l’avvocato si dà un contegno, si dice addirittura “rammaricato” dagli attacchi personali subiti da Di Maio, esprimendo in un intervento che i suoi definiscono “molto equilibrato“, quasi un incredibile sentimento di stupore, rispetto all’offensiva del suo antagonista.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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