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Iniziata il 27 giugno 2022
Dipendesse soltanto da Beppe Grillo, la regola “aurea” del doppio mandato resterebbe tale. Epperò dinanzi allo sconquasso portato dalla scissione del suo “deputatino“, Luigi Di Maio, anche il comico genovese pare adesso vacillare, traballare come mai prima, ad un passo dal concedere che il dettame intoccabile diventi di bigiotteria.
“Conto di convincerlo“, assicura Giuseppe Conte a chi in queste ore gli chiede lo stato delle trattative. Perché solo così può essere definito il “dialogo serato” con un soggetto a libro paga del Movimento, ma allo stesso tempo unico depositario ideale – dopo la dipartita di Gianroberto Casaleggio – dell’identità della creatura a 5 Stelle.
Per far sì che il comico genovese non la viva come una sconfessione in toto del “suo” M5s, l’avvocato ha partorito una soluzione “fantasiosa”, per così dire. E di questo sta discutendo proprio ora all’Hotel Forum con Beppe Grillo, convinto com’è che soltanto una parola del “Garante” sia in grado di convincere i sostenitori della prima ora che la nuova svolta non sarebbe un “tradimento” della missione pentastellata, bensì una “evoluzione“.
Dalla riuscita della sua opera di persuasione dipende di fatto la tenuta di quel che è rimasto del Movimento: senza deroga, infatti, saranno a frotte ad unirsi a Luigi Di Maio, lasciando Conte a governare un partito di scudieri, ma privo di esercito. E l’avvocato mi scuserà se la metafora gli pare troppa bellicosa, per i suoi standard pacifisti.
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