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Iniziata il 28 giugno 2022
“Ma allora Conte è presidente di cosa? E in che senso?“.
La domanda retorica viene pronunciata da un “big” 5 Stelle nel primo pomeriggio di ieri. Dopo oltre tre ore di colloquio al chiuso dell’Hotel Forum di Roma, nido storico di Beppe Grillo nella Capitale, l’avvocato ha compreso che i suoi tentativi di convincere il Fondatore ad avallare una “microderoga” alla regola del doppio mandato sono andati miseramente a vuoto.
Eppure il Garante aveva fatto delle aperture, si ragiona a voce alta nell’inner circle dell’ex premier. Grillo aveva assicurato a Conte che un compromesso lo avrebbero trovato, insieme. E questa percezione l’avvocato l’aveva estesa nell’immediato della scissione di Luigi Di Maio ai gruppi parlamentari. Come a dire: “Non temete, Beppe capisce, Beppe è con noi”.
Dopotutto tutto filava, no? Considerando che ad aver raggiunto il tetto dei due mandati sono all’incirca una cinquantina di eletti, la pensata contiana di salvare il 10% della combriccola pentastellata avrebbe significato autorizzare la ricandidatura di appena 5 prescelti. E che sarà mai, Beppe? “Così salvaguardiamo il patrimonio di esperienza accumulato in questi anni senza tradire gli ideali del Movimento, pensaci!“. C’ha pensato, Grillo. Ma poi è sceso a Roma e qualcosa è cambiato. Ad esempio che i nominativi dei (quasi) sopravvissuti M5s alla tagliola sono stati prima appuntati e poi rimossi. E ancora: che l’avvocato si è innervosito, e i suoi con lui.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
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