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Iniziata il 22 luglio 2022
Della pattuglia governativa sconvolta dalla scelta di Silvio Berlusconi di togliere il sostegno a Mario Draghi, Mara Carfagna è stata l’ultima a prendere le distanze da Forza Italia, con la ministra per il Sud che è ancora (per ora) almeno ufficialmente parte del movimento azzurro. Lo è, sì, pure se nessuno, dentro e fuori al suo partito, nutre dubbi sul fatto che di Mariastella Gelmini e Renato Brunetta condivida il tormento. Che è personale, prima ancora che politico.
Ma dire che il pressing delle altre forze politiche sia iniziato subito dopo la vittoria dei sovranisti nell’eterno derby coi moderati di Forza Italia significherebbe raccontare una bugia. Perché è cominciato molto prima.
Su Gelmini e Carfagna, in particolare, è da ormai più di un anno che i leader di altre formazioni centriste – e non solo – tentano l’arma della seduzione politica: “Ma cosa ci fate, voi, proprio voi, in un partito vassallo della Lega? Ma come fate a stare con quelli lì?“. Dove quelli lì, però, erano i compagni di un’epopea che è incisa a fuoco sulla pelle dei tre ministri, i quali la stagione berlusconiana non possono e non potranno mai rinnegarla per una semplice ragione: perché finirebbero per rinnegare loro stessi.
La corte nei confronti dei tre ministri è in queste ore spietata.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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