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Iniziata il 25 luglio 2022
Gli abbandoni di Mariastella Gelmini e Renato Brunetta lo hanno colpito fino ad un certo punto. Silvio Berlusconi, ai due ministri che hanno ufficializzato l’addio a Forza Italia, ha riservato il repertorio destinato ai tanti “traditori” che ha visto sfilare sotto i propri occhi. Ha subito parlato di “irriconoscenza“, ha poi elencato le tante occasioni in cui ha aiutato i suddetti, i ruoli di responsabilità che ha affidato loro nel corso degli anni. Infine ha deciso di archiviare la questione con quel “riposino in pace” di cui non è pentito, nonostante il clamore, e che invece ha ferito i due destinatari dell’augurio.
Ma Mara Carfagna no. Per lei la questione è diversa.
Del fatto che anche la ministra per il Sud condivida gli argomenti che hanno portato Gelmini e Carfagna alla separazione, che pure lei sia attribuita di quel “draghismo” spinto che il Cavaliere ha rinnegato scegliendo di seguire Salvini, Silvio Berlusconi è stato messo al corrente. Ma ciò non significa restare a guardare mentre una delle poche perle rimaste all’interno di Forza Italia viene fatta oggetto delle attenzioni altrui. In particolare da parte di quel Carlo Calenda che negli ultimi giorni sta attirandosi gli strali dell’uomo di Arcore, irritato per la “campagna acquisti” messa in atto dal leader di Azione tra i forzisti delusi.
Così ha avuto origine il contrattacco berlusconiano. Silvio ha anzitutto apprezzato la scelta di Carfagna di limitarsi, nell’immediato della crisi, ad una semplice “presa di distanze” dal partito. Un distinguo importante, certo, rispetto alla linea partorita a Villa Grande, ma una frattura che secondo il Cavaliere può (e deve) essere ricomposta. Per questo motivo nelle ultime ore il mondo berlusconiano si è attivato in forze per alzare il pressing su “Mara“, come ancora Berlusconi si riferisce alla sua ministra, a conferma del fatto che la recisione – anche umana – non sia ancora avvenuta.
La tattica del Cavaliere è chiara: Forza Italia svolgerà una campagna elettorale che più moderata non si può. Proprio per respingere le accuse provenienti da più parti di aver ceduto al sovranismo deei compagni di viaggio Salvini e Meloni. In questo senso, la defezione di un volto storico come Carfagna, in aggiunta a quelle di Brunetta e Gelmini (e non solo), costituirebbe un duro colpo all’immagine di Forza Italia dinanzi agli elettori.
Senza contare il danno “materiale” che deriverebbe dall’addio della ministra azzurra, con decine di amministratori locali, soprattutto in Campania, pronti a levare le tende al minimo segnale della Carfagna.
Per questo motivo, nelle ultime ore, Silvio Berlusconi ha giocato i jolly.
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