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Iniziata il 12 agosto 2022
Quando le hanno girato le agenzie con le dichiarazioni di Silvio Berlusconi su Sergio Mattarella ha strabuzzato gli occhi. Le ha lette e rilette nello spazio di pochi secondi, probabilmente comprendendo e condividendo pure il senso del ragionamento del Cavaliere. Perché è chiaro a chiunque mastichi un briciolo di politica e non sia mosso dall’impellenza di fornire ricostruzioni strumentali, che in caso di approvazione di una riforma della Costituzione in senso presidenzialista sarebbe Sergio Mattarella in persona, per il profondo rispetto che porta alla Carta, a trarre le dovute conseguenze. Eppure la reazione di Giorgia Meloni è sbigottita, ed ha ragione di esserlo. Perché le parole di Berlusconi sul capo dello Stato che nell’eventualità di una riforma “dovrebbe dimettersi” non sono soltanto una violazione del galateo istituzionale, ma soprattutto l’appiglio narrativo che la sinistra aspettava per pompare vento nelle vele di una campagna elettorale che fino ad oggi ha raccontato di un harakiri al giorno nel campo largo rimasto camposanto.
Giorgia Meloni allora guarda i suoi, scuote il capo, alza gli occhi al cielo e sospira profondamente. Poi dà voce al suo nervosimo verso il Cavaliere.
Ehi, pirata! È un bel tentativo quello di leggere senza salpare col giusto lasciapassare. Ma come ogni veliero che si rispetti, anche il Blog custodisce nelle sue stive i tesori più preziosi solo per chi ha davvero il coraggio di issare le vele e unirsi all’equipaggio. Quello che stai per leggere non è solo un articolo: è la rotta segreta tracciata sulla pergamena della geopolitica, disegnata tra burrasche diplomatiche e silenzi che parlano più di mille colpi di cannone.
Da Washington a Mosca, da Pechino a Tel Aviv, le correnti internazionali non seguono il vento ma il calcolo. Gli ammiragli della Terra navigano tra arcipelaghi di crisi, inseguendo alleanze come fari intermittenti nella notte. Ma a bordo di questa goletta editoriale, non ci accontentiamo di tracciare una rotta già battuta: ci spingiamo oltre Capo Horn della notizia, sfidando la bonaccia delle analisi banali e i marosi delle fake news.
Ora tocca a te decidere se restare alla deriva o salire a bordo. Il ponte è scivoloso, ma ogni parola che ti aspetta sottocoperta vale il prezzo del biglietto. Perché non basta essere lupi di mare per capire cosa bolle nei barili della geopolitica: serve una bussola fatta di analisi lucida, contesto e memoria. E noi ce l'abbiamo. Dai, pirata: arruolati tra chi non si limita a guardare il mare, ma lo attraversa per scoprire cosa c’è davvero dall’altra parte dell’onda.
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